Viterbo – “Deposito nucleare, il Tar del Lazio si è riservato di decidere ed emetterà una sentenza che potrebbe arrivare tra qualche settimana se non addirittura tra un mese o due”. Francesco Rosi è l’avvocato del Coordinamento dei comitati civici che si oppongono alla realizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari e rifiuti radioattivi che rischia di essere realizzato nella Tuscia dove Sogin ha individuato ben 22 siti, tra Maremma e Monti Cimini, che potrebbero ospitarlo.
“Il ricorso – come ha spiegato Rosi – riguarda l’accesso agli atti del seminario nazionale. Accesso che Sogin ci ha negato. Chiediamo trasparenza, come del resto vuole anche la normativa europea in materia ambientale”.
Deposito nucleare – La mappa delle aree idonee
I siti individuati da Sogin sono recentemente passati dallo status di “potenzialmente idonei”, come li definiva una prima carta pubblicata nel gennaio del 2021 (Cnapi), dopo essere rimasta nel cassetto per anni, a “idonei”. Ventidue in tutto su un totale nazionale di 58. Inizialmente erano 67. La nuova carta (Cnai) ne ha depennati 9, ma non nel viterbese.
L’avvocato Francesco Rosi
“È in corso l’iter di localizzazione del sito idoneo ad ospitare il Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e Parco tecnologico – scrive Sogin sul proprio sito internet -. Terminata la consultazione pubblica, che si è svolta dal 5 gennaio 2021 al 14 gennaio 2022, il 15 marzo 2022 Sogin ha trasmesso al ministero della transizione ecologica (Mite) la proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai). A seguito del decreto del Mite, di concerto con il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, la Cnai verrà pubblicata sui siti internet di Sogin, dei ministeri e dell’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin)”.
La richiesta di accesso agli atti, discusso ieri al Tar, fa parte di un ricorso presentato dal Coordinamento sempre al Tribunale amministrativo del Lazio. Quattro i comitati che hanno sottoscritto la richiesta: il comitato Maremma viva, Verde Tuscia, Montalto futura e Salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia.
“A febbraio – racconta Rosi – abbiamo impugnato tutti gli atti del seminario nazionale contestando le 22 aree della Tuscia individuate dalla Cnapi come aree potenzialmente idonee. Il tutto sottolineando in particolare modo due aspetti. Il primo. Chiediamo come siano state individuate le 22 aree della Tuscia e quali sono stati i criteri. Il secondo. Le aree sono state scelte sulla base delle linee guida fissate da Ispra. Tuttavia le linee fissate dall’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale prevedevano un deposito nazionale per scorie a bassa e bassissima attività. Ciononostante durante il seminario nazionale si è potuto constatare ampiamente che il deposito nazionale, realizzato in superficie, prevede lo stoccaggio di scorie di media e alta e attività che dovrebbero finire invece in un deposito geologico. Che cosa abbiamo chiesto nel ricorso al Tar? Come intendono realizzare il deposito visto che una struttura in superficie non dovrebbe accogliere rifiuti di media e alta attività, neanche in via temporanea come invece si dice di voler fare. Una scelta che, vale ripeterlo, richiederebbe un deposito geologico ad almeno mille metri di profondità perché si tratta di scorie che continuano a vivere per 30 mila anni perforando qualsiasi cosa”.
Viterbo – Manifestazione contro il deposito nazionale
Una volta fatto il ricorso, ecco che “Sogin fa sapere che ha trasferito tutti i dati al ministero Mite perché ha individuato le aree idonee”. La Cnai. “A quel punto i quattro comitati – continua l’avvocato Francesco Rosi – hanno fatto richiesta di accesso agli atti del seminario”. La risposta di Sogni? “Ha rifiutato la nostra richiesta, dicendoci che si tratta di dati riservati. Il Mite era invece disponibile a darci solo la carta delle aree idonee. Cosa che decisamente non ci soddisfa. Perché vogliamo sapere come sono state valutate tutte le nostre osservazioni presentate al seminario nazionale e come Sogin è arrivata definire le aree a questo punto idonee alla realizzazione del deposito nazionale. E per saperlo, ci servono gli atti. Ecco perché abbiamo aggiunto al ricorso già presentato al Tar anche questa richiesta”.
depositonazionale.it – Il progetto di Deposito nazionale
Ieri l’udienza per discutere dell’accesso agli atti. “Il Tar del Lazio si è riservato di decidere. Sogin da parte sua si è opposta con una memoria – ha specificato in conclusione l’avvocato Rosi – dicendo innanzitutto che il provvedimento, quello delle aree idonee, non è ancora definitivo. Per poi aggiungere che si tratta di atti riservati e che non si possono diffondere informazioni economiche di interesse privato di Sogin che potrebbero incidere sui suoi rapporti concorrenziali. Ecco, a questo punto, l’ultima domanda, rivolta sempre a Sogin. Quale possibile interesse economico potrebbe avere Sogin nell’identificare i territori idonei ad ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari e rifiuti radioattivi? Noi chiediamo solo trasparenza”.
Daniele Camilli
Documenti: La mappa dei siti idonei alla realizzazione del deposito nazionale (Cnai) – Gli atti conclusivi del seminario nazionale – Le aree della Tuscia idonee alla costruzione del deposito nazionale di rifiuti radioattivi e nucleari – Quattordici comuni e oltre 7 mila ettari coinvolti, le aree della Tuscia idonee per il deposito nazionale
– No al deposito di scorie nucleari nella Tuscia, oggi l’udienza al Tar



