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Viterbo – (sil.co.) – Camorra, alle battute finali il processo ai presunti fiancheggiatori della coppia di killer latitanti nascosti in un casale di Ponte di Cetti tra cui due fiorai ambulanti.
E’ sulla Cassia Sud, alle porte del capoluogo, che il 22 marzo 2016, nel corso di un blitz della polizia, sono stati catturati Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola.
Pasqua sarebbe stata la domenica successiva, il 27 marzo di sei anni fa, e a Viterbo, per festeggiare la ricorrenza coi nipoti fuggiaschi, erano venuti diversi parenti da Napoli, tra cui le due nonne.
Al momento del blitz della mobile, nell’abitazione, oltre ai due latitanti, furono trovate altre quattro persone – un uomo e tre donne – mentre i due fiorai furono intercettati mentre stavano rientrando col furgone
Tre gli imputati rinviati a giudizio per favoreggiamento su richiesta della Dda di Roma – Domenico Gianniello, Pasquale Gianniello e Giulio De Martino – tra cui i due fiorai ambulanti napoletani che all’epoca avevano in affitto l’abitazione. Per loro, dopo l’udienza fissata per mercoledì, il processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo dovrebbe chiudersi il prossimo 25 ottobre.
Arrestati e processati, Tabasco e Formicola, oggi 27enni, sono stati successivamente condannati all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del 18enne Vincenzo Amendola, ucciso a Napoli a colpi di pistola in faccia. Il 15 maggio 2019 si sono visti ridurre la pena a 30 anni in secondo grado per l’omicidio commesso il 5 febbraio 2016 a San Giovanni a Teduccio.
Il blitz del 22 marzo 2016
Quando è scattato il blitz della squadra mobile, verso le cinque del pomeriggio, i due fiorai stavano rincasando col furgone.
In casa, oltre ai due latitanti, individuati col binocolo dai colleghi della mobile di Napoli mentre stavano in giardino, guidati a Viterbo dalle celle telefoniche, c’erano l’altro imputato, Domenico Gianniello, nipote di Pasquale, residente a Napoli, oltre alla fidanzata all’epoca 17enne di uno dei due killer, Assunta Gianniello, e le nonne dei latitanti, Giulia Formicola e Maria Domizio, giunte apposta per Pasqua. La Domizio è la moglie del capoclan ergastolano Ciro Formicola, considerata la reggente della cosca.
“I colleghi di Napoli sono arrivati la mattina, dopo avere intercettato tramite la cella telefonica il potenziale nascondiglio dei killer latitanti sulla Cassia Sud. Allora abbiamo individuato la casa dei venditori di fiori napoletani. Col binocolo gli uomini della mobile campana hanno avvistato in giardino uno dei ricercati. Ma prima di fare irruzione, verso le 17, abbiamo aspettato circa tre ore. Dopo avere cinturato la zona è scattato il blitz, mentre Pasquale Gianniello e Giulio De Martino stavano rientrando col furgone assieme a un loro ospite, anche lui napoletano”, ha spiegato l’allora sostituto commissario Giulio Cristofori all’udienza del 9 gennaio 2019.
In seguito al blitz, la direzione distrettuale antimafia di Roma ha autorizzato le intercettazioni a carico degli attuali imputati, sei telefonate più una captazione ambientale sul furgone dei fioristi, di cui la pm Conti ha chiesto la trascrizione, per effettuare la quale è stato necessario reperire un traduttore dal dialetto napoletano.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

