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Letta verso le dimissioni: “Guiderò il Pd fino al prossimo congresso, ma non mi candiderò”

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Roma – “Nei prossimi giorni riuniremo gli organi di partito e prenderemo tutte le decisioni per andare a un congresso. Un congresso che sia di profonda riflessione su chi è e cosa vuole essere il nuovo Partito democratico. Assicurerò la guida del partito per le prossime settimane fino al congresso, al quale però non mi ripresenterò come candidato”.


Enrico Letta

Enrico Letta


Il segretario dem Enrico Letta riconosce la sconfitta del Pd da lui guidato e va verso le dimissioni. Questa mattina una riunione al Nazareno con i principali quadri dirigenti del partito, poi la comunicazione durante la conferenza stampa: Enrico Letta è ormai segretario uscente del Pd.

“Oggi è un giorno triste per l’Italia e per l’Europa, ci aspettano giorni duri – ha detto in apertura della conferenza stampa -. Ci siamo battuti in tutti modi per evitare questo esito, per i nostri valori e con un’idea di Italia del futuro. Prima abbiamo anche tentato di far sì che la legislatura attuale arrivasse al termine naturale e non finisse invece con la caduta del governo Draghi provocata da Giuseppe Conte. Se oggi siamo arrivati al governo Meloni è per via di Conte che ha fatto cadere Draghi”. 

Letta ha definito quello ottenuto dal Pd “un risultato insoddisfacente”. Ma che nonostante questo i dem sono “il secondo partito del paese, il secondo gruppo parlamentare e la prima forza d’opposizione”. “Faremo un’opposizione dura e intransigente. Il Pd non permetterà che l’Italia esca dal cuore dell’Europa, dove è sempre stata e sempre sarà. E non permetteremo nemmeno che l’Italia si stacchi dai suoi valori costituenti profondi”.

“Sono tornato alla guida del Partito democratico lo scorso marzo con due obiettivi – ha continuato il segretario -. Il primo era tenere unito il partito e salvarlo dalla tendenza alla disgregazione, mentre il secondo era preparare una prossima legislatura dove vincessero i valori progressisti. Il primo obiettivo è raggiunto, il secondo no”.

E infatti le elezioni non hanno solo dato vincente Fdi con oltre il 26 per cento dei voti. Ma hanno visto un crollo del Pd che non è riuscito a raggiungere nemmeno la soglia “accettabile” del 20 per cento. E proprio per questo motivo la leadership di Enrico Letta è entrata in crisi mano a mano che nella notte proseguiva lo spoglio dei voti.

“Nei prossimi giorni riuniremo gli organi di partito e prenderemo tutte le decisioni per andare a un congresso – ha infatti spiegato -. Un congresso che sia di profonda riflessione su chi è e cosa vuole essere il nuovo Partito democratico. Assicurerò la guida del partito per le prossime settimane fino al congresso, al quale però non mi ripresenterò come candidato”.

Non ci sono ancora indicazioni su quando questo congresso si terrà. “Ma spero il prima possibile”, ha commentato il segretario uscente del Pd.

Letta si è poi tolto qualche sassolino dalle scarpe, soprattutto nei confronti del Terzo Polo e del Movimento 5 stelle: “Abbiamo messo tutto l’impegno possibile per costruire un’alternativa credibile a questa destra che partiva largamente in vantaggio. Attorno a noi leader di partiti e movimenti hanno lavorato non contro la destra ma contro di noi”.

E ha poi aggiunto: “I numeri dimostrano che l’unico modo possibile per battere questa destra era fare il campo largo. Non è stato possibile farlo, ma non per nostra responsabilità. L’abbiamo perseguito in tutti i modi e in tutte le forme. Si sono sfilati alcuni interlocutori. In particolare sono rimasto molto amareggiato del risultato del collegio senatoriale di Emma Bonino: la candidatura di Calenda in quel collegio ha finito semplicemente per aiutare l’elezione della candidta di destra. Non è stato possibile avere Emma Bonino nel parlamento per il fuoco amico dei suoi ex alleati”.


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