Viterbo – Il 5% del pane e della pizza prodotti ogni giorno nei forni artigianali va sprecato. Il dato emerge dalla ricerca Una mano contro lo spreco, condotta dal Dibaf dell’università della Tuscia in collaborazione con la Cna di Viterbo e Civitavecchia.
Clara Cicatiello
A presentare i risultati dello studio è la ricercatrice Clara Cicatiello. “Sono stati presi in esame 12 panifici artigianali aderenti alla Cna locale – spiega – per un totale di 16 punti vendita che per cinque mesi, da febbraio a giugno 2022, hanno conteggiato ogni giorno i quantitativi di pane, pizza bianca e panini prodotti e le rimanenze invendute”.
4098 osservazioni in totale, da cui è risultato che il 5,1% dei quantitativi prodotti resta invenduto. Un numero che ammonta al 5,5% dell’incasso giornaliero.
“Il campione – aggiunge Cicatiello – non è abbastanza ampio per dare indicazioni in senso assoluto, ma è la prima volta che si effettua una misurazione di questo tipo e bisogna ringraziare i panifici Cna che hanno accettato ogni giorno, per cinque mesi di fila, di fare un inventario della merce rimasta al bancone. Il 5% sembra poco, ma applicato a tutti i negozi diventa una quantità di alimenti enorme che va sprecata e che ha un peso anche economico, oltre che sociale”.
Sulla base dei dati raccolti, la ricerca propone anche delle possibili soluzioni per ridurre il surplus, perché, ricorda Cicatiello, il pane “è uno degli alimenti che viene maggiormente sprecato dai consumatori”.
Clara Cicatiello
Una soluzione suggerita è “tenere nota del surplus per ottimizzare la produzione”. Un risultato che si può ottenere anche “sensibilizzando la clientela sul tema degli sprechi e incentivando un sistema di ordinazioni, magari offrendo degli sconti a chi si prenota la sera prima, in modo da produrre effettivamente quello che si dovrà vendere”.
Altra proposta di Cicatiello è “destinare il surplus al riuso e alle donazioni in beneficenza”, ma la ricercatrice batte il piede soprattutto sul tema del coinvolgimento delle istituzioni. “Anche attraverso la Cna – dice – bisogna spingere affinché la politica trovi degli incentivi o dei premi per chi non spreca. Esiste una legge del 2016 contro gli sprechi, ma ad oggi è rimasta in gran parte lettera morta. Perché, ad esempio, non si applicano delle tariffe agevolate della Tari alle attività che sprecano di meno?”.
Alessandro Castellani

