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Corchiano – No al deposito di scorie nucleari nella Tuscia, oggi al Tar la prima udienza sul ricorso presentato dal Coordinamento dei comitati civici che si oppongono alla possibilità di realizzare il sito nel territorio della provincia di Viterbo. Rodolfo Ridolfi è il presidente del Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, una delle associazioni che compongono il Coordinamento, e si prepara alla battaglia: “Le istituzioni ci hanno lasciato soli, stiamo spendendo tempo e denaro di tasca nostra”.
“L’unica regione che non ha partecipato al seminario della Sogin è stata il Lazio – ricorda Ridolfi -. Si è limitata a presentare quattro paginette di scarsissimo valore, mentre noi ci siamo sobbarcati tutto il lavoro tecnico”.
Il documento criticato da Ridolfi contiene le osservazioni che la regione Lazio ha esposto in merito all’eventuale costruzione del deposito nel suo territorio, firmato dalla responsabile della direzione Politiche ambientali e ciclo dei rifiuti Flaminia Tosini. “Se lo paragono a quello che hanno presentato altre regioni – dice Ridolfi – quello del Lazio non può essere definito un documento tecnico. La Puglia, per esempio, ha coinvolto l’ordine dei geologi, l’ordine degli ingegneri e il politecnico di Bari. Noi queste figure professionali le abbiamo pagate di tasca nostra, e pure a caro prezzo. Ci siamo ritrovati a difenderci da soli, con un impegno che è diventato totalizzante forse anche più di un lavoro”.
“Un atteggiamento del genere lo capirei se venisse da chi si dichiara a favore del deposito, non da chi è contrario” denuncia Ridolfi, che ne ha anche per la provincia di Viterbo. “Le osservazioni che ha prodotto sono praticamente le stesse di quelle presentate dal comitato Maremma viva, con l’aggiunta della carta intestata della provincia”.
La discussione al Tar che inizia oggi riguarda la richiesta d’accesso agli atti formulata dai comitati civici, in quanto soggetti portatori d’interesse. “Ma è solo una parte del ricorso che avevamo presentato – precisa Ridolfi – perché noi mettiamo in discussione tutto l’impianto del programma nazionale di trattamento dei rifiuti nucleari. In ogni caso noi abbiamo ricevuto solo la cartina che indica le aree potenzialmente idonee alla costruzione del sito in Italia, passate da 67 a 58, ma non le valutazioni con cui si è arrivati a queste conclusioni. Perché sono state escluse 9 aree e perché le 22 della Tuscia restano tutte nell’elenco?”.
Con 22 siti su 58, la possibilità che si scelga la Tuscia per la costruzione del deposito di scorie nucleari della Sogin è vicina al 50% e Ridolfi ravvisa una serie di “incongruenze difficili da capire” nel processo che si è sviluppato fino qui. Critica le modalità con cui sono state individuate le aree idonee a ospitare un deposito di rifiuti ad alta radioattività, ricorda “i fallimenti del nucleare in Italia, di cui abbiamo una testimonianza a Montalto” e l’attacco hacker subito dalla Sogin a dicembre 2021, “con i dati sensibili sul nucleare italiano che sono stati messi in vendita su un sito russo”.
“Noi non siamo per il no a prescindere – precisa Ridolfi – ma vogliamo che le cose vengano fatte con criterio. E non vediamo un criterio nello scegliere la Tuscia per ospitare una struttura del genere. Perché si dovrebbe scegliere un territorio ad alta vocazione agricola e in gran parte senza infrastrutture, anziché utilizzare vecchi poli industriali dismessi che magari hanno già dei collegamenti stradali o ferroviari pronti?”.
Alessandro Castellani
