Viterbo – “Non parteciperemo più ad altre esperienze di governi istituzionali. Semmai c’è bisogno di scelte chiare che consegnino la responsabilità di governare a coalizioni omogenee”. Alessandro Mazzoli è candidato al senato per conto del Pd. Domenica prossima le elezioni politiche che consegneranno il paese a un parlamento dimezzato rispetto alle assemblee legislative che lo hanno preceduto.
“Bisogna poi prestare molta attenzione all’agricoltura – ha aggiunto Mazzoli intervistato in veste di rappresentante del centrosinistra, così come sono stati intervistati i candidati degli altri principali poli in competizione -. E’ questo uno dei primi provvedimenti che adotterei per la Tuscia e il territorio di Civitavecchia. Sono questioni particolarmente importanti per difendere e valorizzare un patrimonio straordinario”.
Alessandro Mazzoli
Alessandro Mazzoli, in base anche alla sua esperienza, ha mai visto una competizione elettorale del genere, cioè cioè così priva di passione da risultare quasi anonima? Eppure stiamo parlando di elezioni parlamentari che fino a pochi anni fa tenevano impegnato il paese intero quanto meno per tutto il periodo della campagna elettorale…
“Stiamo vivendo una campagna elettorale anomala sotto diversi punti di vista. Il principale è che la crisi di governo che si è prodotta alla fine di luglio ha imposto una precipitazione verso elezioni anticipate con la composizione delle liste a Ferragosto, la presentazione delle stesse il 22 di agosto e l’inizio della campagna elettorale a fine mese. Stiamo parlando di una competizione elettorale che si sta svolgendo in meno di 25 giorni. Non era mai accaduto”.
Qual è invece il secondo aspetto anomalo della campagna elettorale in corso?
“Con la riduzione del numero dei parlamentari e senza una nuova legge elettorale che potesse riequilibrare anche il rapporto tra grandi città e province, i candidati si misurano con collegi giganteschi. Il collegio dove io sono candidato è costituito da 169 comuni e pensare che io possa girarmeli tutti in 25 giorni è assolutamente illusorio, se non impossibile. E’ poi evidente che c’è una campagna elettorale che viaggia sui mezzi di comunicazione nazionali e un’altra caratterizzata invece da una mobilitazione locale che rischia di disperdersi in ambiti molto vasti che richiederebbero maggior tempo per essere visitati e coinvolti pienamente in una campagna elettorale fatta di partecipazione, confronto e questioni rilevanti su cui discutere”.
Come cambieranno, secondo lei, gli equilibri politici nella Tuscia dopo le elezioni di domenica prossima?
“Bisogna vedere prima l’esito delle elezioni e poi trarne le conseguenze. Bisogna vedere chi sarà eletto e con quale forza. Personalmente sono ottimista e credo che il Pd e il centrosinistra avranno una buona affermazione con un esito più equilibrato rispetto a quello che ci raccontano”.
Cosa succederà invece all’interno del Pd viterbese e quale sarà il suo futuro politico dopo il 25 settembre?
“Dal 26 settembre, come sempre accaduto, si farà l’analisi del voto poi ci prepareremo di nuovo a una nuova campagna elettorale, quella per le elezioni regionali. Personalmente ho accettato la candidatura come candidatura di servizio e affronterò la nuova fase cercando di dare il massimo delle mie capacità per il Pd e il centrosinistra sperando che sia più unito di prima”.
Senato
Qual è il provvedimento più urgente da presentare in parlamento per la Tuscia e il territorio di Civitavecchia?
“Bisogna prestare molta attenzione all’agricoltura. Sono questioni particolarmente importanti per difendere e valorizzare un patrimonio straordinario. Poi cercherei di mettere a terra il più possibile gli interventi previsti dal Pnrr aiutando i comuni, altrimenti rischiamo di essere in ritardo su tutto”.
Come si risolve il problema del caro energia che sta colpendo “mortalmente” famiglie e aziende rischiando di far collassare il tessuto economico e sociale del paese?
“Servono risposte immediate e sarebbe servito anche che il governo Draghi fosse rimasto in carica, visto che era già pronto un pacchetto di provvedimenti per far fronte alla situazione. Il problema si affronta innanzitutto mettendo un tetto ai costi del gas. E questo lo deve fare l’Europa, salvaguardando anche i suoi progetti di investimento, a partire dal Pnrr”.
La Tuscia rischia di diventare la sede del deposito di scorie nucleari previsto dal governo. La maggior parte dei siti territoriali giudicati idonei si trovano nella Tuscia. la posizione del Pd è sempre una posizione di contrarietà al progetto?
“Sì. Più volte abbiamo ribadito la nostra contrarietà alla realizzazione del deposito di scorie nucleari nella Tuscia. sarebbe un danno soprattutto per l’immagine del territorio che si andrebbe poi a ripercuotere pesantemente sul turismo e l’economia in generale del territorio”.
Invece sul ritorno al nucleare? Una prospettiva possibile?
“Affatto. Riproporre il nucleare in Italia, dopo, fra l’altro, ben due referendum che lo hanno bocciato, sarebbe solo un’impresa costosa. Quindi, no, non lo vedo uno scenario possibile”.
Come sarà, per lei che è stato anche deputato, un parlamento dimezzato rispetto a quelli precedenti? Cosa verrà a mancare?
“Il problema è proprio questo. Il venir meno di un terzo dei parlamentari comporta il rischio che ampie parti del territorio nazionale non vengano rappresentate all’interno delle aule parlamentari. Un’operazione di razionalizzazione del sistema politico rischia di trasformarsi in una limitazione della rappresentanza democratica. E di fatto sarà così. Il prossimo parlamento dovrà avere questo come elemento di valutazione: come rappresentare al meglio tutti i territori. Bisogna fare in modo che alla riduzione del numero dei parlamentari non corrisponda una limitazione della democrazia”.
E’ così scontata la vittoria del centrodestra e Giorgia Meloni primo ministro oppure, per tutti gli altri, Pd incluso, c’è ancora qualche residua speranza?
“Io non ho mai dato nulla per scontato. E me lo consiglia anche la mia esperienza diretta quando sono stato eletto presidente della provincia nel 2005. Sembrava dovessi perdere contro Francesco Battistoni e invece all’ultimo ho vinto io. In democrazia la storia la scrivono i cittadini e le partite che si giocano sono sempre aperte”.
Alessandro Mazzoli
“Spaventa” anche lei Meloni presidente del consiglio?
“Non credo che in Italia ci sia il rischio di un ritorno del fascismo, ma è anche evidente che chi ancora si dichiara fascista voterà il partito di Giorgia Meloni. Di Meloni semmai mi preoccupa la visione che ha dell’Italia. Nelle sue proposte c’è l’idea tipica della destra di scaricare le crisi che stiamo attraversando sulla parte più debole del paese. In un paese dove in questo anni le disuguaglianze politiche si sono ampliate. La ricetta della destra non è una ricetta inclusiva e capace di fare uscire tutta l’Italia dalle difficolta, ma rischia di premiare soltanto una parte. Penso che sia in gioco la qualità della vita di milioni di persone”.
Guardando agli ultimi 10 anni, chi governa poi perde le elezioni. Ed è un po’ la sorte toccata al Pd. Non crede che in tutto questo tempo il Pd sia sempre più diventato una forza istituzionale piuttosto che elettorale?
“Sì, questo è un tema che abbiamo affrontato in tutto questo periodo. Lo disse anche Letta al momento della sua elezione a segretario nazionale: ‘Non possiamo più essere la protezione civile della politica e delle istituzioni’. Ci siamo fatti carico di responsabilità in passaggi molto complicati, dal governo Monti in avanti. Per finire con il Conte bis e Draghi. Ma la responsabilità è stata ed è nei confronti del paese. E in tutti questi passaggi, va detto, c’è chi ha scelto posizioni di comodo mentre il paese era in difficoltà. E’ chiaro che le nostre scelte le abbiamo pagate e ne sono consapevole. Tant’è vero che non parteciperemo ad altre esperienze di governi istituzionali. Semmai c’è bisogno di scelte chiare che consegnino la responsabilità di governare a coalizioni omogenee”.
Daniele Camilli


