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“Non vi fate schiavizzare dagli schieramenti…”

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Viterbo – Un appello a Forza Italia Viterbo. “Un appello a tutti i viterbesi e a chi si è impegnato in politica in questi anni”, compresi Giulio Marini e Giovanni Arena. A farlo è Filippo Rossi, candidato di Azione al senato nella Tuscia in vista delle elezioni politiche del 25 settembre.

“Voglio fare un appello a chi vota Forza Italia a Viterbo – ha detto Rossi -: non vi fate schiavizzare dagli schieramenti. Il voto è libero ed esiste un’opzione diversa da quella della destra sovranista. Ed io penso che il terzo polo sia questo. L’appello è ai tantissimi viterbesi che sono di destra ma non sono estremisti. Poi a chi si è impegnato in politica in questi anni”.

Infine la candidatura di Luisa Ciambella per il Terzo polo, in quota popolari, e il rapporto con Giuseppe Fioroni del Pd.


Filippo Rossi

Filippo Rossi


Filippo Rossi, dalla Buona destra ad Azione. Come nasce la sua candidatura?
“Nasce dal rapporto politico e culturale che ho con il mondo vicino a Carlo Calenda. Un rapporto ormai decennale. Poi, come Buona destra, abbiamo appoggiato la candidatura di Calenda a Roma in rappresentanza di tanti romani di destra moderata e liberale. Tant’è che Calenda ha preso il 20% e la sua lista è la prima nella capitale. Dopodiché, dopo l’assassinio politico di Mario Draghi e il precipitare degli eventi, ho deciso di iscrivermi con convinzione ad Azione. Assieme ad altri amici che vengono da destra e che hanno deciso che un centrodestra a trazione estremista e sovrasta non può fare bene all’Italia. Inoltre, la battaglia sul proporzionale di Valentina Grippo, capolista alla camera, e quella di Alessandro Sterpa sono fondamentali per Azione, e sono convinto che daranno un contributo importante. E come ha detto Calenda magari possono essere tra quelli che possono rendere contenibili collegi dati per scontati”.

Lei passa spesso tra destra e sinistra. Ma è una cosa normale?
“La mia è una scelta politica in linea con faccio e dico da dieci anni a questa parte. La candidatura me l’ha offerta Calenda e io ho accettato. Mi sono messo a disposizione. La considero una candidatura di servizio. Non ho sgomitato per averla e cerco solo di rappresentare un mondo in tutta Italia. Un mondo forse piccolo ma che può rappresentare un punto di riferimento per tante persone che si sentono di destra, una destra normale, né sovranità, né estremista, ma liberale e popolare”. 
 
Il suo è un collegio dove se la può giocare oppure no?
“La mia è una candidatura possibile. Con questa folle e diabolica legge elettorale che sancisce un bipolarismo forzato, la candidatura è possibile. Difficile, ma possibile. E sarei orgoglioso di rappresentare Viterbo in parlamento”.
 
Perché un elettore di destra deve votare Azione e non andare direttamente sulla Meloni che, fra l’altro, sta rassicurando un po’ tutti sulle sue intenzioni?
“Perché non esiste una sola destra in Italia. E’ così in tutta Europa. La destra gollista e repubblicana francese non va con Le Pen, appoggia Macron. La Cdu e i liberali tedeschi non vanno l’estrema destra alleata di Salvini, ma guarda al centro. Solo in Italia c’è questa idea di bipolarismo muscolare di due eserciti l’un contro l’altro armato. Credo invece che il ruolo degli italiani che si sentono di destra moderata, una destra sana, non può rincorrere il sovranismo. Il centrodestra che si presenta alle elezioni del 25 settembre è un centrodestra estremo. Poi Meloni può riverniciarsi quanto vuole, però il suo è un centrodestra che nasce antieuropeo, populista e filoputiniano. In un mese di campagna elettorale proveranno a far dimenticare quel che sono. Ma quello sono”.


Viterbo - Filippo Rossi e Giacomo Barelli

Filippo Rossi e Giacomo Barelli


Che ne pensa del presidenzialismo alla Meloni?
“Azione ha la sua proposta del Sindaco d’Italia che sottoscrivo in pieno. Da lunga data sono per il doppio turno alla francese, il sistema più sano che mette in equilibrio decisionista con rappresentanza. Non ho alcun tipo di ostracismo rispetto all’idea di un voto degli italiani per il governo del paese. Certo, con il doppio turno. Non con il turno unico dove il primo passa. Lì saremmo alla follia, perché magari verremmo governati da chi ha preso soltanto il 30%. Ma questo modo di ragionare non esiste in nessuna parte del mondo”.
 
La sua è una candidatura espressione del territorio oppure il prodotto di dinamiche nazionali?
“Una candidatura frutto di dinamiche nazionali. Il mio è un impegno nazionale fondato sull’idea che il mondo della destra italiana non può morire sovranista”.
 
Se dovesse essere eletto qual è la prima cosa che farebbe?
“L’obiettivo è rappresentare il territorio in sintonia con gli altri rappresentanti. La prima cosa che farei è parlare con loro a prescindere dalle appartenenze. E ragionare insieme sul da farsi. Ecco, proporrei un interruppe della Tuscia, perché fare il bene del territorio prescinde dal colore politico”.  
 
Qual è il rischio maggiore di un governo di Giorgia Meloni dopo il 25 settembre?
“Il pericolo maggiore è l’eccesso propagandistico. In Italia non c’è un ‘pericolo fascismo’. C’è semmai un pericolo di estremismo di destra, populismo, antieuropeismo. Così come c’è il pericolo, che viene da Berlusconi e Salvini, di cambiare gli asset internazionali. Un polpettone propagandistico di idee inestricabili. Per alcune cose può essere pericoloso Salvini, per altre Berlusconi e Meloni. La mia convinzione di entrare in Azione è arrivata dal trauma quasi tragico della cacciata di Draghi. Non perché Draghi facesse e dicesse tutte le cose che penso. Ma perché un paese che caccia un premier come Draghi, tenuto conto del post pandemia e di una guerra in corso, con la crisi economica e l’inflazione, è un paese irresponsabile. Quell’irresponsabilità la imputo a Conte e a chi ha fatto opposizione a Mario Draghi, cioè Fratelli d’Italia. Infine lo imputo a chi ha premuto il grilletto, cioè Berlusconi e Salvini. Persone che non hanno un bel servizio alla nazione. Altro che ‘patrioti’. Il pericolo lo vedo più in queste cose. Quell’alleanza è responsabile della cacciata di Draghi”.
 
Perché Azione non si è alleata con il Pd?
“Io ero tra quelli più possibilisti. Ma voglio rispondere in questo modo: se ci si poteva alleare con il Pd, allora ci si poteva alleare anche con Conte. Se fai il fronte democratico contro l’estrema destra, lo fai con tutti. Non puoi fare una via di mezzo. Non puoi fare un’agenda di governo ispirata a Draghi e poi metterci uno come Fratoianni che non ha mai votato la fiducia a Draghi. Sono contraddizioni troppo forti da spiegare agli italiani. Letta non ha capito questo. Tutto si può fare, ma tutto va spiegato. Vale invece scommettere sulla nasce di un polo liberal-democratico forte e protagonista della politica italiana. Ed è quello che manca”.


Filippo Rossi

Filippo Rossi


Perché Azione ha proposto la candidatura alla consigliera comunale Luisa Ciambella, di area fioroniana e braccio destro di Fioroni?
“Azione, in tutta Italia, ha cercato il più possibile di aggregare forze per una partita politica essenziale e fondamentale per il paese. Quindi è chiaro che, a livello romano, si è cercato di mettere insieme spinte nuove”.
 
Come si sente in compagnia di Ciambella che viene dal Pd, non sembrerebbe in linea con alcuni punti del programma del Terzo polo (in particolare su questioni di diritti civili e diritti delle donne) , e alle ultime elezioni ha votato per Chiara Frontini in contrasto con le scelte fatte dal suo partito a livello locale? In fin dei conti avete governato insieme Viterbo durante il mandato di Leonardo Michelini?
“Le elezioni politiche sono una cosa diversa da quelle amministrative. Guardare le politiche, e le scelte che sono state fatte, con il filtro del territorio è un modo sbagliato per guardarle. Ci possono essere scelte diverse a livello locale e convergenti a livello nazionale. Azione sta in un’area di centro da sempre”.
 
Ha saputo della candidatura di Ciambella alla fine oppure in corso d’opera? Qual è stata la sua prima reazione?
“La mia candidatura è nata a livello nazionale. E ho aderito ad Azione come intellettuale e persona che cerca di costruire una destra liberale, europea e riformista. La candidatura Ciambella è un tentativo di far crescere un progetto politico”. 
 
Si dice che la candidatura di Ciambella possa essere stata negoziata da Giuseppe Fioroni del Pd direttamente con Carlo Calenda? Lei ne sa qualcosa?
“Non ne so niente”.
 
Durante l’amministrazione Michelini lei e Fioroni avete governato insieme la città di Viterbo. Quali sono attualmente i suoi rapporti con l’ex ministro della pubblica istruzione?
“Nessun rapporto politico. Ci conosciamo, come posso conoscere tanti altri, e lì finisce”.
 
Però, in giro, si dice che lei e Fioroni in questo momento ve la intendete, tant’è che si dice pure che lei possa aver avuto un ruolo nella candidatura di Ciambella alla camera?
“Sono chiacchiere prive di fondamento”.
 
Eppure la candidatura Ciambella secondo molti mostra nei fatti che lei è sempre bocca a bocca con Fioroni…
“Forse non lo sono mai stato, altro che sempre. Fioroni non è stato mai un mio interlocutore diretto. Abbiamo fatto una maggioranza insieme, come tutti sanno, e io dopo un anno mi sono dimesso da presidente del consiglio in contrasto con quella maggioranza. Quindi il fatto che io possa essere andato a braccetto con Fioroni mi sembra un fatto storico. Poi sono una persona che tende a parlare con tutti, senza ostracismi. Inoltre, nella mia vita ho collaborato più con Mauro Rotelli che con Giuseppe Fioroni. Una politica tutta incentrata sui personalismi è una politica che non mi piace”.


Ezio Mauro e Filippo Rossi a Caffeina

Ezio Mauro e Filippo Rossi a Caffeina


Lei si candida nella Tuscia dove, a Viterbo, la fondazione Caffeina, di cui è ideatore e fondatore, ha lasciato molti debiti e anche un po’ di gente arrabbiata con lei. Non crede che prima di candidarsi avrebbe dovuto risolvere questa situazione? Non per incompatibilità, ma per rispetto dei viterbesi?
“Assolutamente sì. Infatti in questi ultimi due anni ho lavorato per avviare la procedura di esdebitazione al tribunale di Viterbo. La procedura è arrivata a conclusione e abbiamo depositato tutta la documentazione che c’era da depositare. Quindi il mio compito, come presidente della fondazione, è finito”. 
 
Perché non paga prima i debiti che ha la sua creatura e poi pensa a chiedere il voto?
“Perché la fondazione non può pagare i debiti, altrimenti sarebbe semplice. Filippo Rossi non ha amministrato per anni la fondazione. Io ho fatto di tutto affinché ci fosse una speranza di rinascita di quella storia”. 
 
Il segretario provinciale di Azione Giacomo Barelli semplicemente non è stato candidato oppure è stato sacrificato?
“Non è stato sacrificato nessuno. C’è stato un accordo tra due partiti, Italia Viva e Azione, con una divisione delle candidature al 50%. E’ chiaro che non tutti possono essere candidati. Barelli è il segretario provinciale di Azione, ha vinto un congresso e lavoriamo tutti attorno a lui”.
 
Dopo il 25 settembre il suo percorso proseguirà anche in vista delle regionali nel Lazio?
“Il mio impegno politico-culturale è da sempre streghino e mai utilitaristico. Non sono entrato in Azione per diventare senatore. Se era questo il mio proposito sarei rimasto in altri posti. Le mie sono battaglie ideali e sono contento di rappresentare un mondo che penso possa far bene all’Italia. Per quanto riguarda poi le regionali, penso che siamo alla fine del bipolarismo italiano. Berlusconi e Salvini lo hanno capito e hanno affrettato queste elezioni per salvare il salvabile. La politica non finisce oggi, continua. E ci saranno le regionali. Ma non sono le regionali l’essenza della politica. Noi faremo la nostra battaglia, come sempre. Costruendo le nostre alleanze. Per far crescere un progetto. Il Terzo polo, partito liberaldemocratico d’Italia, è un progetto strategico perché ci credo. Non per opportunismo”. 
 
Azione e Forza Italia in qualche modo si rivolgono agli stessi elettori. Nella Tuscia, Azione propone tre candidati espressione del territorio, il partito di Berlusconi nessuno. Subito dopo il 25 settembre, secondo lei Azione potrebbe riempire lo spazio politico lasciato libero da Fi portandosi dietro anche il suo gruppo dirigente?
“Sono nello stesso partito di Carfagna, Cangini, Gelmini. Le persone che ho stimato di più in questi anni in Forza Italia. Persone con cui ho avuto un rapporto di dialogo. Ed è chiaro che mi sento a casa. I tre ministri di Forza Italia all’interno del governo Draghi adesso non fanno più parte di Forza Italia. E questo significa qualcosa. E non è opportunismo, ma scelte ideali. Voglio poi fare un appello a chi vota Forza Italia a Viterbo: non vi fate schiavizzare dagli schieramenti. Il voto è libero ed esiste un’opzione diversa da quella della destra sovranità. Ed io penso che il terzo polo sia questo”.

Un appello che rivolge anche a Giulio Marini e a Giovanni Arena?
“Con Arena eravamo alleati. Giulio sa perfettamente come la penso da sempre. L’errore storico di Berlusconi è stato quello di accodarsi a Meloni. Berlusconi poteva finire la sua carriera politica come fondatore della destra liberale e moderata in Italia. Invece ha portato il suo partito a fare il cagnolino della destra sovranista. Questo è un errore strategico epocale. E tantissimi in Italia lo stanno capendo. Quindi l’appello è ai tantissimi viterbesi che sono di destra ma non sono estremisti. Poi a chi si è impegnato in politica in questi anni dico che è arrivato il momento delle decisioni. Rimanere fermi a presidiare un lampione che è sempre più fioco non è politica. E’ arrivato il momento di costruire qualcosa di nuovo”. 

Daniele Camilli


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