Azzurra Cerretani e la vittima Daniele Barchi
Viterbo – (sil.co.) – Omicidio di via Fontanella del Suffragio, secondo la cassazione “Azzurra Cerretani è stata costretta dal killer a torturare la vittima con un forchettone”.
Nel frattempo, a distanza di oltre quattro anni dal delitto, c’è ancora da aspettare per sapere se era sana di mente quando Daniele Barchi è stato barbaramente seviziato e ucciso. Il professor Federico Trobia, lo psichiatra forense incaricato ieri dal gup Giacomo Autizi, illustrerà le sue conclusioni in aula il prossimo 19 gennaio.
L’accertamento si è reso necessario in seguito all’accoglimento da parte del tribunale della richiesta di rito abbreviato condizionata a una perizia psichiatrica sull’imputata del difensore Fausto Barili.
Parti civli con l’avvocato Pasqualino Magliuzzi i genitori della vittima, il 42enne originario di Gaeta il cui cadavere martoriato, seviziato e massacrato di botte la notte tra il 20 e il 21 maggio, fu rinvenuto la sera del 22 maggio 2018 nel suo monolocale di via Fontanella del Suffragio.
Omicidio in via Fontanella del Suffragio
Azzurra è la 28enne di Viterbo accusata di omicidio volontario in concorso soltanto a fine 2021, in seguito all’opposizione alla richiesta di archiviaizone della sua posizione da parte dei genitori di Barchi, senza essere mai stata sottoposta ad alcuna misura cautelare.
Per l’omicidio di Barchi è stato nel frattempo condannato in via definitiva a 15 anni Stefano Pavani, il 35enne seminfermo di mente di Corchiano che – secondo la famiglia, che si è battuta per la riapertura del caso – avrebbe ucciso loro figlio in concorso con la Cerretani.
Secondo la cassazione, che ha bocciato il ricorso della difesa del 35enne, secondo cui era omicidio preterintenzionale: “Pavani era lucido quando ha massacrato Barchi e costretto la fidanzata a colpirlo col forchettone”.
“L’imputato – si legge nelle motivazioni della sentenza di terzo grado – continuò a colpire la vittima quando questa era ormai quasi incosciente, la scaraventò più volte contro un pianoforte e una sedia a sdraio costringendo, al contempo, la sua fidanzata Azzurra Cerretani (fidanzata dell’aggressore) a partecipare alla violenza colpendo ancora il Barchi con un forchettone da cucina”.
Il movente, secondo la famiglia, sarebbe stato appropriarsi del monolocale di proprietà di Barchi, che, dopo avere ospitato la coppia per un periodo, sembra avesse deciso di allontanarli.
Condannato a 15 anni Stefano Pavani
Una morte atroce
Prima di morire per arresto cardiocircolatorio, il 42enne è stato “ferito con un coltello, con un forchettone da cucina e con una bottiglia di vetro”.
Il 42enne sarebbe stato ripetutamente percosso “in ogni parte del volto e del corpo, in modo tale da procurare fratture costali multiple, bilaterali e plurifocali con infiltrazione emorragica dei tessuti molli intercostali e contusioni del parenchima polmonare nonché lesioni emorragiche meningoencefaliche, toraciche, craniche e del collo in modo tale da comprimere la regione cervicale della vittima”.
Pavani mise in atto “condotte sintomatiche di lucidità di pensiero, incompatibile con uno stato di totale ubriachezza, quando costrinse la vittima a consegnargli il cellulare, quando la costrinse a chiamare i genitori per ottenere del denaro da costoro, quando ebbe la prontezza di allontanarsi dal luogo del crimine dopo aver commesso il fatto”.
A dare l’allarme, rifugiandosi a Bagnaia, a casa della sorella, fu proprio Azzurra Cerretani, dicendo alla polizia: “Ha ammazzato un uomo”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


