L’omicida – Claudio Cesaris
Tarquinia – Omicidio delle Saline, l’assassino del professor Dario Angeletti dopo il delitto si è messo a chattare con la ricercatrice per cui aveva perso la testa e per cui avrebbe ucciso.Claudio Cesaris si sarebbe scambiato una lunga serie di messaggi con la donna, ignara dell’accaduto.
“Ciao, cosa fai in questi giorni: sei qui?”, gli scrive lei ancora ignara alle ore 18,48, quando Angeletti è morto da quasi cinque ore e la notizia dell’omicidio campeggia ormai su tutte le testate nazionali. Due minuti più tardi l’omicida le risponde: “Volevo partire stasera, ma danno neve in Lombardia e quindi mi fermo, non voglio rischiare di passare la notte in macchina al gelo”.
A pochi giorni dall’udienza del 23 settembre, quando il gup del tribunale di Civitavecchia dovrebbe sciogliere la riserva sulla richiesta di giudizio abbreviato per Claudio Cesaris, ulteriori particolari emergono sulle circostanze legate alla tragica morte del docente cinquantenne di Tarquinia ucciso con due colpi di pistola alla nuca nella sua macchina, lo scorso 7 dicembre, dall’ex tecnico 69enne dell’università di Pavia che, secondo l’accusa, avrebbe teso un agguato premeditato al presunto rivale d’amore.
La vittima – Dario Angeletti
“Ho girato parecchio per gustarmi il sole”
Alle 19.08 la ricercatrice gli domanda: “Che hai fatto oggi, sei stato fuori? Noi (lei e i due figli, ndr) un giro breve dopo lo pneumologo, c’era il sole”. Alle 19,10 Cesaris risponde. “Ho girato parecchio per gustarmi anche io il sole. Accidenti, addirittura lo pneumologo, spero che ti abbia dato buone notizie sul loro stato di salute”. Lei alle 19,57 aggiunge: “Non stanno ancora del tutto bene, ma meglio”. Alle 19,58 dopo Cesaris scrive: “È già una buona cosa”. Sono le 20.15 quando lei scrive di nuovo: “Speriamo bene, buona serata”. “Buona serata anche a voi”, conclude Cesaris alle 20.16. Arrestato poco dopo dai carabinieri di Viterbo nella sua casa di San Martino.
Decine di messaggi alla ex dopo il delitto
Il delitto sarebbe stato portato a termine in un minuto e 46 secondi. La ricostruzione dei carabinieri del comando provinciale di Viterbo sulla base delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza puntate sul parcheggio del “Mandrione”, all’esterno delle Saline, dice che Angeletti è stato ucciso alle 13:01:46. Cesaris, nel corso delle otto ore successive all’omicidio, avrebbe scambiato decine di messaggi con la ricercatrice quarantenne, la relazione con la quale sarebbe finita, dopo quattro anni, nel luglio 2020, col trasferimento della donna da Pavia a Viterbo per un incarico all’Università della Tuscia.
Dalla casa in affitto ai pedinamenti col Gps
L’omicida reo confesso, ormai in pensione, il 4 giugno 2021, sei mesi prima del delitto, si era preso in affitto un appartamento a San Martino al Cimino, in via Cadorna, pur di stare vicino all’ormai ex compagna, che aveva scelto di vivere nella tranquilla frazione del capoluogo. Scoperto che la quarantenne “stava iniziando una relazione con Angeletti”, come si legge nell’informativa dei carabinieri di Viterbo che hanno risolto il caso, il 69enne avrebbe cominciato a pedinare la coppia con il Gps, finché il 4 dicembre non li ha visti in macchina insieme, fuori da un ristorante dove erano stati a cena.
Dalle anatre selvatiche al delitto
Tre giorni dopo, alle 8,41, nove minuti dopo il passaggio dell’auto del professore, la Subaru Forester di Cesaris viene ripresa da una telecamera mentre sfila in direzione di Tarquinia Lido dove, sei minuti più tardi, il killer ferma l’auto nel parcheggio delle Saline, mentre il professore raggiunge il dipartimento. Cesaris passeggia alla Saline, fa finta di osservare le anatre acquatiche con il binocolo, mentre aspetta che la vittima esca dagli uffici per la consueta pausa pranzo.
Sono le 13 quando la Volvo di Angeletti viene ripresa mentre esce dal parco naturale. Cesaris finge un malore, Angeletti lo fa salire a bordo dell’auto. Alle 13.01.06 la Volvo entra nel parcheggio delle Saline “transitando vicino alla Forester di Cesaris”, annotano ancora i carabinieri. Quarantasei decimi di secondo più tardi Cesaris scende dall’auto.
Tarquinia – Uomo trovato morto alle Saline
Dalla pistola in mare all’arsenale
L’uomo ha sparato due volte. A quanto è dato sapere con una vecchia Browning dello zio, che avrebbe trovato dentro a una cassettiera in casa del padre, a Dresano, in Lombardia. Subito dopo gli spari , si sarebbe messo al volante della sua Subaru, gettando la pistola in mare lungo il tragitto tra Tarquinia e Civitavecchia.
Il giorno dopo l’omicidio i carabinieri, nel suo appartamento a Dresano, in Lombardia, sequestrano 11 fucili da caccia: un sovrapposto Franchi, una doppietta Alfred Field, un automatico Franchi calibro 12, un sovrapposto Fabarm e sette carabine. Oltre a due pistole, un revolver Smith e Wesson calibro 38 special e una pistola Beretta calibro 22, e tre armi a uso sportivo: una pistola Glock calibro 44, una carabina ad aria compressa Diana 38 e una Mauser Werke 201.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


