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Paziente muore a Belcolle, 8 medici rischiano l’indagine dopo un decennio

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle


Viterbo – (sil.co.) – La Asl non risarcisce i familiari, otto medici di Belcolle rischiano di finire indagati per omicidio colposo a distanza di un decennio dalla morte di un paziente oncologico di 60 anni, E.I. di Viterbo, deceduto presso l’ospedale del capoluogo il 4 marzo 2013.

Pur essendo stata condannata in sede civile a risarcire i familiari per gli errori commessi secondo i giudici dai sanitari, la Asl non sarebbe intenzionata a pagare. Uno dei motivi per cui i parenti della vittima, grazie all’identificazione dei presunti responsabili tramite le perizie che negli anni si sono succedute, chiedono adesso l’iscrizione nel registro degli indagati degli otto medici, i cui nomi non erano noti al momento della prima denuncia, il 2 novembre 2017, che per questo fu spiccata contro ignoti.

“Il tribunale civile di Viterbo – sottolinea l’avvocato Antonio Jezzi – ha riconosciuto, sposando la tesi dell’accusa – la responsabilità medica e sanitaria dell’azienda per il decesso dell’uomo. Ciononostante l’esecutività della sentenza è sospesa perché la Asl ha presentato ricorso”.

Nel corso di quasi un decennio, ai familiari del sessantenne è stato riconosciuto dal tribunale civile di Viterbo un risarcimento complessivo di 31mila euro – 15mila euro alla vedova, 10mila euro al figlio e 6mila euro alla sorella – contro cui si è opposta la Asl nonostante due sentenze di condanna. 

“Per questo, atteso anche il comportamento della Asl, unicamente dilatorio, la famiglia chiede che si proceda all’iscrizione nel registro degli indagati dei responsabili del decesso con tutta l’urgenza che il caso richiede”.

“Alle ctu a suo tempo affidata al professor Galipò, se ne è aggiunta un’altra redatta dal professor Margariti, su richiesta dalla Asl, che ha confermato integralmente le conclusione di Galipò, concludendo che il paziente è deceduto a causa di errori e mancanze da parte dei sanitari del pronto soccorso e del reparto di medicina interna da individuarsi negli otto medici indicati”, spiega il legale.

“C’è stata – prosegue Jezzi – una condotta gravemente negligente del personale medico dell’ospedale di Belcolle. Il paziente era affetto da neoformazione pluri-nodulare al polmone sinistro ed era stato trattato con chemioterapia a Perugia, per poi essere ricoverato nel capoluogo a seguito di una serie di gravi complicanze”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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