Violenza sulle donne – foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – Calci, pugni e spintoni alla compagna incinta, al via il processo col giudizio immediato per una 33enne originario di un centro dei Cimini finito agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico la primavera scorsa.
Lo scorso 28 maggio l’avrebbe sollevata di peso, scaraventandola contro una parete della stanza, afferrandola per i capelli e facendole pressione con un ginocchio sullo sterno per poi colpirla con due testate alla fronte. Finita in ospedale, la vittima è stata refertata dai sanitari del pronto soccorso di Belcolle con una prognosi di 30 giorni. Il 17 aprile, in seguito a una precedente aggressione, la vittima ne aveva avuto per 10 giorni.
L’uomo, difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, deve rispondere di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate davanti al collegio.
L’avvocata di parte civile Dominga Martines
Tra novembre dell’anno scorso e maggio 2022, secondo l’accusa spinto dalla gelosia per una precedente relazione, avrebbe malmenato in più occasioni la compagna, una 35enne, che si è rivolta all’associazione antiviolenza Penelope e si è costituita parte civile con l’avvocata Dominga Martines.
Il processo entrerà nel vivo il prossimo 6 dicembre con i primi quattro testimoni della pm Chiara Capezzuto. Il 20 dicembre toccherà ai testi di parte civile e della difesa. Il 17 gennaio, salvo imprevisti, la vicenda dovrebbe chiudersi a tempo di record con la sentenza di primo grado.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

