Il parabrezza dell”auto di Bramucci e nel riquadro Tonino Bacci
Soriano nel Cimino – (sil.co.) – Tradito da una fasciatura sul dito indice destro compatibile con il dato descrittivo del suo fotosegnalamento datato 21 aprile 1999 in cui risulta l’annotazione “falange indice dx mancante in parte”. A distanza di 23 anni quel dito mozzo gli è costato caro.
Mentre si spera nel Dna per dare un nome e un volto al terzo uomo presente sulla scena del crimine la mattina del 7 agosto, quando è stato ucciso a bruciapelo con cinque colpoi di pistola salvatore Bramucci, gli innvestigatori non hanno dubbi sull’identificazione di Tonino Bacci, uno dei due presunti sicari arrestati il 13 settembre con l’accusa di omicidio premeditato in concorso con altre persone.
Il dito “rivelatore” di Bacci è stato ripreso, il giorno del sopralluogo del 4 agosto, dalle telecamere di un bar nei pressi del casello autostradale di Orte dove, tra le 8,47 e le 8,54, il 48enne romano ha fatto tappa mentre era da solo alla guida della Smart bianca a noleggio poi usata, tre giorni dopo, anche per il delitto.
Tra le ore 21,28 e le ore 21,28 del giorno successivo al crimine, lunedì 8 agosto, Bacci con altre tre persone a bordo, è stato invece ripreso dal sistema di videosorveglianza di un’area di servizio mentre, sempre alla guida della solita Smart, faceva rifornimento di carburante presso un distributore sulla Prenestina.
Era sempre sulla Smart anche il 10 agosto quando, ancora una volta tradito dalle telecamere, è stato ripreso in via Vittor Pisani, dove si trova il pronto soccorso oftalmico, restando ferma sino ore 17,12. I successivi accertamenti presso la direzione sanitaria del nosocomio e le immagini del sistema di videosorveglianza della struttura sanitaria hanno permesso di verificare che proprio “Bacci Tonino”, a bordo dell’utilitaria, aveva fatto ingresso nella struttura sanitaria per un’ustione corneo-congiuntivale da contatto con stucco.
Le auto usate per l’omicidio di Salvatore Bramucci
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

