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“Ti pesto, vado in carcere un mese, ma ti pesto”, condannata quarantunenne

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Corte di Cassazione

Corte di Cassazione


Viterbo – (sil.co.) – “Tanto sei ridicolo, ti pesto, vado in carcere un mese, ma ti pesto”. Per questo è stata condannata a una multa di 700 euro una 41enne originaria del settentrione, una cui registrazione è stata prodotta tra le prove della sua colpevolezza dalla parte offesa. Sentenza ora confermata in via definitiva in seguito alla bocciatura del ricorso da parte della suprema corte. 

Vittima un uomo cui l’imputata, nel 2014, avrebbe dato una spinta scaraventandolo a terra e costringendolo a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso di Belcolle che lo hanno medicato con una prognosi di cinque giorni.

La 41enne ha contestato, tra le altre cose, la validità come prova della registrazione. Ebebben, secondo gli ermellini, il motivo è manifestamente infondato: “Giacché è incontroverso che la registrazione fonografica di colloqui tra presenti, eseguita d’iniziativa da uno dei partecipi al colloquio, costituisce prova documentale, come tale utilizzabile in dibattimento, a prescindere dalla ulteriore effettuazione della trascrizione del contenuto delle conversazioni registrate”.

La donna è ricorsa in cassazione chiedendo l’annullamento della sentenza con cui l’8 giugno 2020 il tribunale di Viterbo aveva parzialmente riformato la sentenza del giudice di pace, confermando le lesioni personali ma escludendo le minacce.


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