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Acquapendente – (sil.co.) – Sul profilo Facebook di Virginia Melissa Adamo, la mamma che ha avuto la forza e il coraggio di denunciare, un lungo post relativo alla sua testimonianza alla prima udienza dibattimentale del processo al maestro Lino, al secolo Pasquale Gaeta, accusato di violenza sessuale, maltrattamenti e esercizio abusivo della professione di psicologo.
“Oggi (ieri, ndr) si è celebrata l’udienza del processo conosciuto con il nome di maestro Lino. Si è proceduto all’audizione di 4 testimoni. Il punto focale è stata la mia audizione quale parte offesa, durata 4 ore.
Quando parlavo ho sentito calare il gelo nell’aula, tutti i presenti in silenzio, come se le mie parole fossero macigni”, scrive.
“Il mio racconto – aggiunge Virginia Melissa Adamo – è stato lungo, puntuale e doloroso, e lo ho corredato dalla consegna di numerosi documenti, a conferma che quello che stavo dicendo non erano solo parole, ma fatti riscontrabili anche documentalmente.
Ho tirato fuori tutto il coraggio e la forza che avevo, narrando con dovizia di particolari anche l’inenarrabile”.
E poi la mamma afferma: “Neanche la più fervida fantasia può rendere l’idea di cosa è stato fatto subire a mia figlia.
Un fiume di nomi, fatti, dettagli, luoghi, nefandezze da cui è emersa la storia di un percorso iniziatico di tipo esoterico che aveva quale scopo quello di allontanare una figlia dalla propria madre attraverso l’espiazione di colpe commesse e liberazione dalle stesse mediante l’accettazione e la sopportazione di pene inflitte a tale scopo rendendola quindi debole e schiava, senza alcuna via di uscita. Merita una approfondita riflessione l’indicazione della presenza di altri soggetti assai vicini all’imputato, il quale propende per l’ipotesi di una associazione dedita all’adescamento di ragazze e ragazzi da condurre e far cadere nelle maglie del Maestro Lino, il quale usava presentarsi come psicologo, anche se in possesso unicamente del titolo di licenza media”.
“Ho dovuto narrare tutto – argomenta Virginia Melissa Adamo -, anche quando mia figlia doveva urinare sulla fotografia che mi ritraeva, sfregio incommentabile a me come madre. Ho dato tutta me stessa, con estrema linearità e rigorosa precisione, nonostante la voce rotta dal dolore, il tentativo di nascondere le lacrime, volevo far conoscere la verità, seppur orrenda, del crudele trauma subito da mia figlia e ciò che ho dovuto subire io come mamma”.
“La prossima udienza avrà ancora come oggetto l’audizione di 3 testimoni – conclude la mamma -. Sarò in aula, non farò mai mancare la mia presenza, la mia richiesta di giustizia. Non mi arrendo finché non verrà condannato con la pena che merita. Grazie a voi tutti per la vicinanza e il supporto. Un immenso grazie al team sempre al mio fianco e in prima linea pronto a difendermi e a sostenermi”.
