Viterbo – “Un trasporto meraviglioso, i facchini sono stati straordinari”. Il capofacchino Sandro Rossi torna alla sera del 3 settembre e quello che rimane sono le emozioni vissute insieme alla città. Il resto, post e commenti vari, si è già perso.
“Non vorremmo parlarne – precisa Rossi – adesso ci sono le cene, magari in seguito. Sulle piazze o vie vuote che abbiamo segnalato, basta mettersi attorno a un tavolo, anche da subito e studiare come mantenere una tradizione, con la gente presente, che è il nostro motore.
Sandro Rossi
Il presidente della rete macchine a spalla ha visto come la situazione da dieci anni a oggi sia cambiata. Non ci sono più i presupposti per cui è stata proposta la candidatura Unesco. Va fatto qualcosa per conservare un bene prezioso, affinché resti nei secoli”.
Perché a Viterbo, il 3 settembre è qualcosa di speciale. “Un momento in cui siamo tutti d’un sentimento. Cambia il modo di vivere, sentirci tra noi, la gente che ti ferma per strada. Se potesse essere santa Rosa tutto l’anno sarebbe meraviglioso”.
Andando all’ultimo di 3 settembre: “I 700 metri in più su via Marconi – ricorda Rossi – non sono uno scherzo. La gente non lo sa, ma ogni anno 7 o 8, a volte anche 10 di noi smettono di portare la macchina per problemi alla schiena o alla colonna vertebrale. Ma è qualcosa che vogliamo fare, io ho 3 ernie, dopo 27 anni di trasporto.
Non andiamo sotto la macchina tanto per farlo, ma è qualcosa che rivolgiamo a santa Rosa e ai viterbesi. Siamo sempre pronti e ci sono ragazzi pronti a sostituire chi esce. Chi non è più in formazione rimane, continua a collaborare, perché di lavoro ce n’è tanto”.
A volte senza sosta. “Il trasporto è appena finito ma già ci stiamo impegnando sulle cene, dal 7 settembre”. Quest’anno organizzate non prima, ma dopo il trasporto. “Ci aspettiamo che la gente come sempre venga a trovarci”.
Il passaggio di Gloria su via Marconi ha impegnato molto i facchini. “Un grande sforzo – racconta Rossi – il dislivello si fa sentire”. Le due girate, al Sacrario e a piazza del teatro. “Dedicate a tanti che non ci sono più e in particolare a Roberto Ubaldi e Massimo Taratufolo, due componenti fondamentali del sodalizio, che sono venuti a mancare. Era giusto onorarli in questo modo”.
La prima girata a piazza del teatro. “La macchina a destra si è abbassata per un dislivello, abbiamo sofferto più del solito, perché le girate sono sempre una grande fatica.
Ci conforta essere seguiti da uno staff medico eccezionale che ci controlla in ogni modo, sono sempre in mezzo a noi e intervengono per ogni esigenza”.
Lungo il percorso il capofacchino in alcuni punti ha visto i suoi un po’ affaticati, c’è stato modo di recuperare, come all’altezza della banca d’Italia a via Marconi, dove la sosta non prevede che escano fuori.
A piazza del teatro, prima della salita, Rossi ha chiamato le leve. “C’era molta stanchezza, era necessario dare il massimo”. Ma con tanto sacrificio e tanta fatica, Gloria è arrivata di fronte al sagrato, affrontando la salita.
“Ho visto le corde tirare, ragazzi che quasi strusciavano a terra, sono arrivati stremati, con gli occhi lucidi, qualcuno piangeva”. L’arrivo in linea con le scale, quindi la girata. Tutti col fiatone, ma Gloria è stata posizionata con sicurezza.
A quel punto, la sorpresa. Qualcosa d’inaspettato. “Dovevamo fare qualcosa in ricordo di due amici che non ci sono più, qualcosa che rimanesse nella storia, per due persone imporranti”. La seconda alzata.
“Avevo anticipato che l’avremmo fatta. Li ho fatti respirare e riposare. Erano affannati, anche io lo ero”. Il sollevate e fermi. Trionfale. “Poi la macchina è stata posata ed è scattato il tripudio da parte dei facchini che sono usciti e festeggiato come sempre”.
Alla fine una grande soddisfazione, come il sacrificio sopportato, dopo una giornata complicata. “La pioggia che è caduta – ricorda Rossi – ha messo in dubbio il trasporto, se partire o meno. Con la sindaca abbiamo deciso che se avesse piovuto, avremmo rimandato a lunedì, visto che domenica c’era la fiera”. Sempre per il maltempo le altre variazioni.
“Abbiamo deciso di non andare al boschetto. In caso di pioggia, eravamo 230 noi più la banda, non c’era posto per stare al coperto. La sindaca ci ha messo a disposizione il palazzetto e abbiamo portato tutto lì, anche il giro delle chiese lo abbiamo ridotto per evitare di prendere l’acqua. Accorciarlo è stato un grosso dispiacere”.
Alla fine, tutto bene. “Anche la partecipazione della gente è stata grandiosa, tutti composti, molti in preghiera. Hanno acclamato, è stata una grossa soddisfazione per tutto il consiglio”.
Resta da capire come riempire quegli spazi vuoti lungo il percorso. “Vanno fatte riflessioni – osserva Rossi – tutti insieme, con noi. Attorno a un tavolo, se ne parla già per il prossimo anno, così la sera del 3 sappiamo tutti cosa fare. Ma andiamo coinvolti, noi non siamo somari da trasporto. Questo sia chiaro.
Siamo persone con un cuore e una fede. Con coraggio ci mettiamo a disposizione della città e delle persone che ci vengono a vedere. Quindi va rispettato anche il nostro pensiero. Rimanendo nelle regole, che noi abbiamo sempre seguito, va però mantenuta questa nostra tradizione”.
Giuseppe Ferlicca


