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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – C’è un vicolo maledetto a Viterbo, disgraziato e maltrattato, e non si capisce il perché.
Sarà forse per l’arco che lo rende buio, oppure per il nome stesso “degli Scalzi”, che si riferisce però all’onorata storia dei frati Carmelitani Scalzi che vivevano il convento dell’ex tribunale. Forse sarà perché nel vicolo c’è ancora il residuo di un antico urinatoio pubblico con tanto di trappola per le mosche in juta?
In questo vicolo durante tutto l’anno si trova di tutto: rottami, Raee, rifiuti ingombranti, materassi mannari e quant’altro.
Il vicolo è stato eletto da tempo a discarica pubblica in attesa di quella al Poggino, per la grande felicità di tutti quelli che, numerosi, passano per il vicolo. A questi si aggiunge la gioia dei residenti, che sono obbligati a godere di tanta generosità.
Non mancano mai anche le bottiglie rigorosamente vuote e le relative conseguenze urinatorie sui muri, né tantomento mancano le “cacate” dei cani.
Ma oggi abbiamo superato la soglia. Partendo dalla constatazione che difficilmente i cani si puliscono con carta, non rimane altro che gli escrementi umani.
Quale migliore monumento al degrado sociale, alla miseria morale che contraddistingue questi tempi? Ringraziamo l’anonimo artista che ci ha donato questa meraviglia.
Stefano Spolverini
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