Ieri testimonianza choc in tribunale
Viterbo – Si aggrava la posizione di “dottor Jekyll e mister Hyde “, il buttafuori ventenne di Pomezia a processo a Viterbo per violenza sessuale con l’aggravante della crudeltà su una diciassettenne intercettata in discoteca.
“Anche io sono stata violentata, mi ha vista in discoteca e cercata su Facebook, poi mi ha violentata”, ha raccontato ieri in lacrime un’altra vittima, la cui testimonianza è stata chiesta dal difensore di parte civile della minorenne della Tuscia e dei genitori della ragazza.
Non solo. Sempre durante l’udienza di ieri, a conclusione di un lungo tira e molla, è emerso che l’imputato sarebbe sano di mente e non seminfermo di mente, motivo per cui era passato dal carcere al ricovero in Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza).
Violentatore seriale di ragazzine abbordate dopo la discoteca
Un mese dopo i fatti per cui è a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo, il buttafuori ventenne di Pomezia dall’apparente doppia personalità – maniaco e gentiluomo – avrebbe violentato con le stesse modalità un’altra vittima. Anche lei 17enne, anche lei contattata su Facebook, a gennaio 2020, dopo averla intercettata in discoteca, anche lei adescata con modi gentili e fare elegante.
“Mi ha rintracciata su Facebook, poi ci siamo dati appuntamento in discoteca, dove ho visto subito che la situazione non era facile”, ha iniziato a raccontare in aula la ragazza, oggi ventenne, la cui testimonianza è stata chiesta dall’avvocato di parte civile della vittima viterbese, il legale Armando Fergola di Roma, ieri sostituito da un collega, per dimostrare la serialità delle condotte dell’imputato. La sua vicenda è al centro di un altro processo a Tivoli.
Non trovava le parole, la ventenne, sentita a porte chiuse dopo che è scoppiata in lacrime e singhiozzi, per facilitarle il compito. Testimone anche la madre. L’imputato stavolta non era presente in tribunale.
Sano di mente per i periti, la pm chiede il carcere
L’ex buttafuori, arrestato quattro mesi dopo i fatti nell’aprile 2020 e difeso dall’avvocato Luigi Mancini, non è né matto, né socialmente pericoloso, secondo la super perizia affidata dal tribunale alle psichiatre Tiziana Amici e Viviana Censi dopo che, a luglio scorso, i responsabili sanitari della Rems dove era stato trasferito dal carcere in quanto seminfermo di mente ne hanno chiesto la liberazione sostenendo che è si un manipolatore, ma capace per l’appunto di intendere e di volere.
La pm Chiara Capezzuto, alla luce della inevitabile richiesta di revoca della misura del ricovero in Rems, ha chiesto la misura di custodia cautelare in carcere, motivandola, visti i precedenti, col rischio di reiterazione del reato.
Il collegio si è riservato sul carcere, rinviando il processo a martedì prossimo per la discussione e la sentenza. Oltre che di violenza sessuale, a Viterbo l’imputato deve rispondere anche di sequestro di persona, rapina e lesioni, con l’aggravante della crudeltà.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
