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“Accoglietemi tra voi come padre, fratello e amico…”

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di saluto del nuovo vescovo di Viterbo Orazio Francesco Piazza alla comunità diocesana – Carissimi fratelli e sorelle, pace e gioia nel Signore Gesù Cristo, nostra unica speranza. Nel suo spirito, che dona fiducia e convinzione, desidero rivolgere a tutti voi questo mio primo saluto.


Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Il vescovo Orazio Francesco Piazza


Rendo lode, riverenza e servizio a Dio, trino e unico, per il dono elettivo di poter arricchire la mia vita sacerdotale e la mia paternità episcopale dilatando il cuore in un amore che si dispone a ciò che sorgerà. Nell’oboedientia Amoris, in cui la persona unifica consapevolezza di sé e fede, limite e pienezza, fascino e prostrazioni, attrazione e coinvolgimento nell’Amore che domanda amore (Teresa d’Avila), rivolgo al santo padre, papa Francesco, il senso profondo della riconoscenza filiale per questa seconda chiamata a mettermi in cammino. Lascio, non senza sofferenza l’amata chiesa che è in Sessa Aurunca: la sofferenza è pari all’intensità dell’amore! Con lo stesso amore pastorale, linfa vitale del cammino già svolto nell’impegno per una intensa comunione ecclesiale e una rinnovata coesione sociale, vengo a voi per rendere il mio cuore ancor più umile e disponibile, sull’esempio di Maria di Nazareth; oriento il mio e vostro sguardo su Colui che ci viene incontro per trasformare le tante fragilità in opportunità di autentica umanità.

Un sentito e riconoscente abbraccio al fratello nell’episcopato Lino, vostro pastore, che nello stesso amore vi ha accompagnato con una dedizione senza misure e senza riserve: raccoglie, in questo delicato momento personale, i frutti di tanti semi di grazia seminati in lunghi anni di ministero e che ora avranno i tratti di ciò che vale per sempre. La tua eredità, caro fratello in Cristo, è per me feconda di futuro.

Carissimi fratelli e sorelle, il nostro vissuto ecclesiale dovrà maturare sempre nell’ascolto di due voci: quella dell’amore misericordioso di Dio, proteso verso le sue creature, e quella dell’umano che, tra le urgenze della vita, diviene invocazione. Guardiamo con fiducia e speranza il tempo e le condizioni che Dio Provvidente dispone per noi: siamo chiamati a costruire, nello spirito di Cristo, il vivere in comunione attraverso la specificità di ognuno e nella composizione armonica delle differenze e nel ridurre le distanze. Ogni singola persona, con le sue vicende e il percorso di vita, è una ricchezza che rende prezioso il mosaico del volto ecclesiale e sociale. Per questo è necessario che ciascuno, nella diversità di carismi, ruoli e funzioni, si senta chiamato a dare una risposta, personale e creativa, disponendo il cuore a rendere evidente la gioia e la vita nuova del vangelo: così saremo abili a condividere, con il risorto, la cura verso l’uomo e il creato.

Carissimi, siamo una carovana in cammino (Synodìa): in essa i synòdoi, le persone, diverse per condizione e situazione, concorrono a raggiungere la meta della vita in pienezza a cui il Signore, insieme, ci chiama. La comunione è la scorciatoia che non solo abbrevia il cammino, quanto lo rende più agile. Per questo, mi rivolgo a tutti voi: sacerdoti, diaconi, seminaristi, religiosi e religiose, laici delle varie aggregazioni, associazioni ecclesiali e confraternite, impegnati quotidianamente nell’entusiasmante fatica del vangelo; a voi, fratelli e sorelle che portate il peso dei difficili settori del lavoro e dell’economia; a tutte le istituzioni civili e militari chiamate all’impegno per la legalità, la giustizia e il bene comune; a chi è impegnato nel difficile ma necessario cammino della carità politica; a coloro che si dedicano, nella responsabilità istituzionale del servizio civile e sociale, a rendere praticabile una dignitosa qualità della vita; alla complessa realtà della formazione, nella scuola di ogni ordine e grado, nell’università e nella ricerca; al mondo della sanità, così provato da questo lungo periodo pandemico; agli uomini e donne del volontariato che, con la loro generosità, non solo intervengono nei bisogni, ma sono consolazione che toglie dalla solitudine; a quanti valorizzano il territorio nelle vie della cultura, dell’arte, dello sport, turismo e spettacolo; ai custodi dei valori della tradizione popolare; ma, in particolare, a voi anziani e malati, presenza feconda di vita che merita riconoscenza, rispetto e cura; a voi giovani, nell’entusiasmo con cui si deve affrontare la vita, soprattutto nei momenti di delusione e di sconforto; a voi bambini, gioia per tutti, perché possiate crescere in un contesto affettivo di tutela e serenità; a tutti voi, fin da ora, assicuro l’attenzione e la dedizione di una carità pastorale che non desidera altro che il vostro bene nel desiderio di tessere, insieme, la trama delle buone relazioni e dell’amicizia sociale.

Accoglietemi tra voi come padre, fratello e amico, chiamato da Cristo a far crescere una chiesa bella e gioiosa, esperta in umanità, capace di raccogliere uva anche tra le spine (Agostino); una chiesa incarnata nel quotidiano, tra le sue difficoltà e attese (GS 1). Misuriamo il cammino sul passo del più debole per sentire la fierezza di giungere, tutti e insieme, la meta di una umanità degna dell’amore incarnato. Carissimi, in questo comune impegno bisogna amare ciò che si sceglie, scegliere ciò che ci è chiesto, amare ciò che ci è chiesto. Affido a voi, fin da ora, il motto che mi ha guidato nella prima visita pastorale: in quello che vivo, il meglio che posso!

Rivolga a noi il suo sguardo Maria, amata e venerata nel volto della Madonna della Quercia: il suo amore materno non mancherà di soccorrerci nel bisogno; i compatroni santa Rosa, santa Lucia Filippini e san Bonaventura, segni tangibili della provvidenza divina, intercedono per noi e ci sostengono.

Fratelli e sorelle, a me cari in Gesù Signore, vi benedico; voi fatelo nella preghiera per me.

Vostro
Orazio Francesco Piazza


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