Genio e sregolatezza – Forestali al Genio civile di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Domani saranno passati dieci anni esatti dall’alba di quel 23 ottobre 2012, un martedì mattina, in cui scattò l’operazione Genio e sregolatezza.
Un “anniversario” che cade praticamente alla “vigilia” della sentenza d’appello, fissata a novembre, per sei degli imputati del primo filone della maxinchiesta dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci su un presunto giro di appalti pubblici truccati da una cordata di imprenditori con la complicità di due funzionari del genio civile e pubblici amministratori.
Giovedì scorso, davanti ai giudici di secondo grado, hanno discusso gli avvocati Roberto Massatani, Montefoschi e Carmelo Ratano. Gli imputati in primo grado sono stati condannati complessivamente a dieci anni e cinque mesi di reclusione, con pene da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni e nove mesi. Condanne che si avviano alla prescrizione, la quale non esclude però del suo la conferma delle statuizioni civili, in questo caso a carico dei funzionari del genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, condannati in primo grado, il 30 aprile 2018, a risarcire in solido anche le parti civili Regione Lazio e comune di Vignanello. Per Lanzi provvisionale di 20mila euro, per Annesi di 10mila.
Maxischermo in aula per la discussione dei pm al processo Genio e sregolatezza
Contro i risarcimenti si è opposto con forza l’avvocato Carmelo Ratano. “Non si è dedotta alcuna prova dell’avvenuto danno così come lamentato dalle parti civili costituite, in quanto la presunzione di danno d’immagine così come rappresentata in sentenza è sorretta da una motivazione del tutto apparente che non si concretezza in alcun articolo di giornale o pubblicazione che sia stata oggetto del presente procedimento£, ha ribadito.
“Avrebbero dovuto, le parti civili o la pubblica accusa, dedurre la prova della propalazione mediatica dell’indagine così come portata all’opinione pubblica cosa che non esiste”, ha sottolineato il legale.
Sono passati nel frattempo dieci anni dalla maxi operazione sfociata il 23 ottobre 2012 in dodici misure cautelari (e una cinquantina di indagati a piede libero. per fatti risalenti al 2010), diventate tredici dopo un mese quando gli indagati, rimessi in libertà dal riesame, furono nuovamente arrestati, una volta corretti i vizi che avevano portato all’annullamento dell’ordinanza.
Alla sbarra finirono in otto, tra amministratori, imprenditori e i due funzionari del genio civile. L’epilogo furono sei condanne e due assoluzioni, dopo una camera di consiglio fiume, durata sette ore.
Le condanne
– Roberto Lanzi, funzionario del Genio civile: 3 anni e 9 mesi, più una confisca di 5mila e 900 euro di beni (assolto per undici capi di imputazione, prescritti due)
– Adriano Santori, ex sindaco di Graffignano: 2 anni e 2 mesi (assolto per un capo di imputazione, prescritti due)
– Gabriela Annesi, funzionario del Genio civile: un anno e 6 mesi (assolta per quattro capi di imputazione)
– Luca Amedeo Girotti, imprenditore: un anno (assolto per tre capi di imputazione)
– Fabrizio Giraldo, imprenditore: un anno e 6 mesi (assolto per un capo di imputazione, prescritto un capo di imputazione)
– Angelo Anselmi, imprenditore: 6 mesi (prescritti tre capi di imputazione)
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

