Viterbo – (sil.co.) – Non è un caso isolato quello dell’avvocato Vincenzo Dionisi, e del testimone, lo psicoterapeuta Fabio Tofi, minacciati al palazzo di giustizia del Riello da un 28enne dichiarato nel 2017 incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso, parte offesa e imputato nel processo al patrigno che, per bloccarlo mentre si scagliava con un bastone contro lui e la madre, gli ha sparato una fucilata alle gambe.
Stessa sorte è toccata all’avvocato Remigio Sicilia, difensore di parte civile in un processo in cui è coinvolta come parte offesa, una minore. Nel suo caso, per ben due volte, nel giro degli ultimi mesi, uno degli imputati, nonno della piccola, ha aggredito violentemente il legale, per fortuna solo verbalmente, in quanto è stato provvidenzialmente “trattenuto”, mentre continuava a dare in escandescenze sia dentro che fuori il palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino.
Remigio Sicilia
Tutti hanno sporto denuncia. L’aggressione di venerdì a Dionisi e allo psicoterapeuta Tofi, sarebbe stato il culmine di una situazione di grande “nervosismo” cominciata in aula, dove l’imputato, e parte civile contro il patrigno, era stato accompagnato dal solo padre biologico, mentre in precedenza era giunto “scortato” dall’assistente sociale.
“Già durante la deposizione del consulente Tofi – spiega Dionisi – faceva il verso di alzarsi per intervenire”. Al termine dell’udienza, avrebbe urlato “Casalesi, Casalesi, vi ammazzo” verso il difensore del patrigno e il consulente, sputando sui piedi del testimone.
Nel parcheggio del tribunale, sempre urlando “ti ammazzo” si sarebbe quindi scagliato contro Dionisi che, dopo averlo evitato, ha chiesto l’intervento dei due carabinieri in servizio al tribunale, i quali hanno poi identificato tutti i presenti
Il 28enne, nel frattempo, ha colpito con un pugno alla spalla destra il testimone Tofi, il quale lo ha graziato, non facendosi refertare al pronto soccorso, ma limitandosi a sporgere denuncia in procura con l’avvocato per le minacce di morte, chiedendo entrambi che venga disposta la misura cautelare dell’allontanamento.
“Spero che qualcuno pensi di fare un protocollo per soggetti simili, già dichiarati incapaci di intendere e di volere nonchè socialmente pericolosi, che entrano in luoghi pubblici”, dice Dionisi, ricordando fatti analoghi sfociati in tragedie in altri tribunali italiani.
Sempre poche settimane fa, anche una cronista di giudiziaria è stata avvicinata con fare e parole minacciose, nei corridoi del penale, da un personaggio noto agli uffici, in tribunale per un’udienza davanti al gup, costretta a chiederne l’allontanamento ai carabinieri, intimorita dal tono e dai gesti.
– Paura in tribunale: urla “ti ammazzo” e si scaglia contro il difensore del patrigno e un testimone
