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“Belcolle, dieci ore d’attesa in pronto soccorso e poi a casa senza l’ecografia”

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Viterbo - Il Pronto soccorso di Belcolle

Viterbo – Il Pronto soccorso di Belcolle

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Lo scorso 10 ottobre il consiglio dei ministri ha approvato il Ddl attuativo per “Anziani non autosufficienti” e come dirigente sindacale, impegnato sulle politiche sociali per gli anziani all’interno della Fnp – Federazione nazionale pensionati Cisl di Roma capitale e Rieti, questa giornata la ritengo memorabile per una grande conquista sindacale, sperando che il nuovo governo che si insedierà a giorni ci metta le dovute risorse economiche per rendere adeguato il sistema di cura della popolazione anziana.

La conquista sindacale sopracitata nella mattinata è stata subito da me riposta in un cassetto per un fatto increscioso accaduto al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle di Viterbo. Un’avventura vissuta da una mia amica, di cui non cito il nome per la privacy, durata dalle ore 11 fino alle 21.

La mia amica si recava al pronto soccorso per un gonfiore al collo e malessere fisico. Espletate tutte le procedure di rito al pronto soccorso, veniva messa in attesa per un controllo medico con l’otorinolaringoiatra, il quale stava operando un paziente con urgenza. L’attesa durava fino alle 20, immersa nella sala di attesa del pronto soccorso, circondata da una marea di pazienti con differenziazioni diagnostiche: dalla polmonite alle fratture, alle donne incinta. Fuori dal pronto soccorso un centinaio di accompagnatori.

Un’avventura di 10 ore che ha messo in evidenza le problematiche della nostra sanità pubblica, molte delle quali già conosciute: una delle tante, la carenza di organico degli operatori sanitari, medici compresi. La carenza di personale sanitario ovviamente produceva una cattiva organizzazione del servizio.

Alle 20, finalmente la mia amica veniva indirizzata al reparto otorinolaringoiatra per l’attesa visita. Qui il medico di servizio si alterava poiché, a suo dire, aveva disposto di effettuare da subito una Tac al collo, ma nella confusione più assoluta del pronto soccorso qualcuno se n’era dimenticato. Visitata la mia amica e constatando che visualmente non si riscontravano né noduli né altri inconvenienti, il medico rispediva la paziente al pronto soccorso per effettuare un’ecografia alla tiroide. Qui riferivano alla mia amica di andare a casa, farsi fare la richiesta medica dal medico di base e mettersi in attesa per effettuare l’ecografia.

Morale della favola, questa mia amica, vedova e disoccupata, per stare tranquilla e considerando le lunghe liste di attesa per effettuare l’ecografia in un ente sanitario pubblico, dovrà spendere un centinaio di euro e ricorrere alla sanità privata. Magari quei soldi che dovrà spendere per la sua salute, considerando le sue condizioni economiche, potevano servire per pagare la bolletta salata dell’energia elettrica, che in questo periodo mette in mutande le famiglie italiane.

Quest’avventura da me vissuta pone una domanda: quella conquista sindacale sul Ddl per anziani non autosufficienti servirà se non viene accompagnata da una vera riforma sanitaria che diminuisca i tempi delle liste di attesa?

La domanda la rivolgo al presidente della regione Lazio Zingaretti e all’assessore della Sanità D’Amato: che ne pensano di quest’avventura sanitaria?

Nazzareno Leoni


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