Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto – Nel riquadro la madre
Viterbo – Cadavere di una bimba nata settimina abbandonato in un cassonetto di via Solieri al quartiere Salamaro, l’infermiere condannato a 7 anni e 3 mesi per feticidio in concorso con la madre spera nella corte d’appello. Il corpicino della piccola è stato sepolto solo dopo la sentenza di primo grado a carico dell’uomo, a distanza di otto anni dalla sua nascita e morte.
Il processo bis per Graziano Rappuoli, assistito dall’avvocato Samuele De Santis, si è aperto ieri davanti alla corte d’assise d’appello di Roma, che la prossima settimana, sentito il procuratore genrale e la discussione della difesa, dovrà decidere se confermare la condanna di primo grado inflitta all’imputato il 27 aprile 2021 dal tribunale di Viterbo oppure riformare la sentenza alleggerendo la pena o procedendo all’assoluzione. Un anno e mezzo fa, l’accusa aveva chiesto 14 anni di reclusione.
A processo con il rito ordinario è finito un sessantenne operatore sanitario sessantenne, originario di Tuscania, in servizio a Belcolle e addetto all’assistenza domiciliare nel 2013, quando reperì alla madre la ricetta falsa del Cytotec, farmaco grazie alla cui assunzione il 2 maggio di nove anni fa Elisaveta Alina Ambrus, all’epoca 23enne, ballerina in un night del Poggino e già madre di un bambino nato nove mesi prima, ha interrotto al settimo mese la sua seconda, indesiderata, gravidanza.
Nessuna relazione sentimentale tra Rappuoli e la Ambrus. Il sessantenne, che non è il padre della piccola, sarebbe stato un frequentatore del locale notturno dove lei faceva la “dama di compagnia” e in quel contesto, sapendo il lavoro che svolgeva, la 24enne si sarebbe rivolta a lui per avere la ricetta di un farmaco antiulcera, il Cytotec appunto, usato anche per trattare l’aborto spontaneo, per indurre il travaglio e come farmaco abortivo. Usato spesso a tale scopo dalle straniere, per interrompere segretamente le gravidanze indesiderate.
La donna, condannata a 10 anni in primo grado per omicidio volontario con lo sconto di un terzo della pena, è stata poi condannata in appello a 5 anni per feticidio l’8 febbraio 2018. Pena scontata in un carcere di Londra dove è stata rintracciata a settembre del 2018.
Dall’Italia la Ambrus se ne è andata senza più fare ritorno a novembre 2013, scaduti i sei mesi di custodia cautelare preventiva in carcere.
E’ rimasto invece per un mese ai domiciliari l’infermiere, arrestato un anno dopo i fatti, nell’estate 2014, quando il pm Franco Pacifici ottenne la riqualificazione del reato da soppressione e occultamento di cadavere a omicidio volontario in concorso.
Nei confronti della madre, resasi nel frattempo irreperibile e rintracciata solo dopo quattro anni, fu spiccato un mandato di cattura internazionale.
Sepolto dopo otto anni il cadaverino della bambina
Sepoltura a distanza di otto anni. Condannato l’infermiere, è stato disposto il dissequestro del cadavere, affidato al comune per la tumulazione nell’aprile del 2021 quando, a differenza di quanto fatto da altre pubbliche amministrazioni per casi analoghi, non è stata organizzata alcuna cerimonia pubblica per l’addio alla piccina che, a quanto è dato sapere, dovrebbe essere stata tumulata presso il cimitero di San Lazzaro a Viterbo.
Finito anche il processo a carico del complice della madre quindi, almeno a quanto è dato sapere, la piccola vittima avrebbe potuto avere un nome e degna sepoltura, come stabilito il 27 aprile 2021 dalla corte d’assise che, contestualmente alla sentenza, ha disposto il dissequestro del cadavere della piccina, considerato corpo del reato, e l’affidamento al Comune di Viterbo per la tumulazione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
