Viterbo – Alla vigilia della sentenza prevista la prossima settimana per i fratelli albanesi Ismail e David Rebeshi – per i quali lo scorso 7 giugno il pm antimafia Fabrizio Tucci ha chiesto la condanna a 12 anni e mezzo di reclusione ciascuno – è stata fissata per dicembre la data del processo di terzo grado davanti alla corte di cassazione per i tre presunti complici loro connazionali, condannati in secondo grado a 8 anni e 4 mesi, con lo sconto di 12 mesi, per concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Sono il 32enne Must Lleshi, il 24enne Flavio Hysa e il 25enne Alban Kacorri.
Ismail Rebeshi
Il boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi, oggi 39enne e detenuto in regime 41 bis, è stato già condannato a 12 anni e 9 mesi di reclusione in appello con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato per associazione di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione Erostrato, sfociata nei 13 arresti del 25 gennaio 2019.
Il boss, secondo l’accusa, sarebbe stato il mandante dal carcere dei presunti tentativi di recupero crediti, estorsioni con metodo mafioso, messi in atto il 26, 27 e 28 novembre 2019 dal fratello David assieme ai tre sodali, ai danni di un commerciante di auto a Monterosi e di un ristoratore a Tuscania, quest’ultimo parte civile al processo in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco con l’avvocato Luigi Mancini.
Mafia viterbese – Il blitz in cui è stato catturato David Rebeshi
Dalle vittime – i Rebeshi e i tre connazionali complici – avrebbero preteso complessivamente attorno ai 9mila euro. Con le cattive, secondo il pm Fabrizio Tucci della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini dei carabinieri: 4mila euro dal ristoratore per una macchina “tarocca” venduta all’autosalone del boss di mafia viterbese da un suo amico commercialista e 5mila euro dal commerciante di auto per lo smaltimento di alcuni mezzi rimasti nel piazzale dell’autosalone di Rebeshi dopo il suo arresto, il 26 novembre 2018, per traffico di droga in Sardegna nell’ambito dell’operazione Ichnos.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

