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Concorsi Asl truccati, spuntano le chat segrete e i colpi di tacco ai favoriti

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Il tribunale di Latina (nel riquadro Claudio Moscardelli)

Il tribunale di Latina nel riquadro Claudio Moscardelli


Latina – (sil.co.) – Concorsopoli alla Asl di Latina, spuntano le chat segrete. Oltre alle intercettazioni mentre chiedevano e garantivano raccomandazioni a vantaggio di familiari e amici di esponenti del Partito democratico. Tra i testimoni anche il marito di una candidata che non è riuscita a superare la prova. “C’era chi poteva utilizzare il cellulare – ha detto – con un colpo di tacco indicavano quando era possibile tirare fuori i telefonini e quando andavano fatti sparire”.

E’ ripreso giovedì il processo in corso a Latina ai tre imputati Claudio Moscardelli (ex segretario del Pd di Latina), Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito (questi ultimi dirigenti della Asl). Moscardelli deve rispondere di rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione, Rainone e Esposito di falsità ideologica in atti pubblici e rivelazione di segreti di ufficio.

Tra le parti civili la Asl di Viterbo e due delle partecipanti al concorso da 70 posti di assistente amministrativo-categoria C, indetto in forma aggregata tra Asl di Frosinone, Latina (ente capofila), Viterbo e Roma 3 finito nel mirino della guardia di finanza assieme al concorso per 23 posti come collaboratore amministrativo professionale cat. D indetto in forma aggregata tra Asl di Roma 3, Asl Latina (ente capofila), Asl Viterbo e Asl Frosinone. 

Le altre parti civili sono: Asl di Frosinone, Comune di Latina, associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, Regione Lazio, Confconsumatori Lazio Aps. 

Lo scorso 16 giugno è stato sentito davanti al collegio un luogotenente della finanza, il quale ha ricordato come l’inchiesta abbia preso il via da una serie di esposti e denunce in procura che segnalavano la presenza tra i partecipanti al concorso per 70 posti di numerosi parenti di dipendenti della Asl mentre la polizia stava già facendo accertamenti su un altro concorso, quello da 23 posti oggetto del processo.

Il 6 ottobre è stato sentito l’ex capo della squadra mobile, il quale ha ricordato come l’indagine sia iniziata nell’ambito di un’inchiesta antimafia sul clan rom Di Silvio.

Era settembre 2020. “Stavamo indagando sul clan capeggiato da Giuseppe Di Silvio, detto Romolo, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Roma – ha spiegato il dirigente – e ipotizzammo che fossero anche stati minacciati dirigenti e funzionari della Asl. Notammo infatti che alcuni esponenti del clan erano riusciti a lavorare in ospedale tramite un’associazione di volontariato e alcune società interinali. Quell’ipotesi poi non trovò conferme. Ma, intercettando dei dipendenti dell’Asl, ci rendemmo conto che in un concorso per assistenti amministrativi sembrava esserci qualcosa di anomalo”.

Sarebbero state intercettate telefonate tra Rainone e alcuni candidati o loro familiari secondo cui sembravano godere di particolari aiuti familiari di dipendenti dell’Asl e persone vicine a esponenti del Pd.

Infine le chat segrete. “Tracce di conversazioni su WhatsApp subito cancellate”, ha detto l’ex capo della mobile. “Tanto che non siamo riusciti a leggere quei messaggi – ha proseguito – non c’erano né sul telefonino di Rainone né su quello dei candidati, ma siamo certi che quelle conversazioni sono avvenute”.

Il processo riprenderà il 15 dicembre per ascoltare altri testi delle parti civili e delle difese.


Tra gli indagati anche due “sanitari” viterbesi

Entrambi dipendenti della Asl di Viterbo, sono l’ex sindaco di Sutri Anna Guadagnini e Luciano Corinti, indagati nelle loro vesti di componenti delle commissioni dei concorsi finiti nel mirino della magistratura pontina. Guadagnini del concorso concluso per 23 posti e Corinti di quello per 70 posti annullato alla vigilia delle graduatorie. Gli altri due commissari indagati sono Piero Masi, con Corinti per il concorso annullato e Marco Molinari, con Guadagnino per quello concluso. Tutti e quattro sono stati raggiunti da altrettanti avvisi di garanzia nel giugno 2021.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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