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Democrazia, guerra e anche carta igienica…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – A furia di sentirlo e d’infuriarci, l’annuncio dell’aumento del 122% in un anno della bolletta per mandare frigorifero, tv e vederci di sera, farà la fine del pane quotidiano? Digerito, metabolizzato e poi scartato insieme alle ragioni ed alle conseguenze della guerra prima silenziate in campagna elettorale e ora detonanti nei bilanci di famiglie ed imprese. Infatti, senza armi nostre e non aver tirato neanche una sassata, eccoci diventati popolazione civile in teatro di guerra. Perché ai russi ci vuol niente interpretare estensivamente il made in Usa o di altra nazione fornitrice d’armi all’Ucraina su un missile caduto dalle parti del Donbas, anche per caso, nel senso di dichiarane la provenienza Nato, l’organizzazione militare di cui siam parte. Sempre possibile, quindi, una ritorsione anche sui nostri cieli, non per i fondi di magazzino bellico spediti da Roma a Kiev, quanto per quella generosa ospitalità a basi militari da Aviano a Sigonella che aveva senso fino a quando il mondo era diviso in due blocchi contrapposti, il sovietico e l’occidentale.

Scenario da scongiurare – e, per farlo, bisogna volere ed operare – ma, intanto, eccoci appunto nell’economia di guerra con sacrifici e razionamenti in progress (seppur iniquamente distribuiti a seconda della collocazione: di là dall’Oceano e noi di qua): dall’acqua calda, agli elettrodomestici, agli aggiustamenti degli orari di produzione per risparmiare finché si può. Anche al pane se, l’altra sera in tv, un fornaio, mostrando il filoncino, ne profetizzava il prezzo a due cifre; alle carni, a quello che la terra riuscirà a produrre compatibilmente con le quantità di concimi bombardati dalle parti dell’Ucraina, alle materie prime e rare necessarie all’energia portatile per tutti i marchingegni che ci rendono la vita agiata. Anch’esse colpite e affondate di là dal mar Nero.

Insomma, di tutto, di più e… perfino la carta igienica… Dove andremo a finire, signora mia! Lo sa che ieri al supermercato, anzi un discount di periferia, a dieci rotoli resistenti quanto basta, ma non DOC in morbidità e leggerezza, hanno aumentato il prezzo del 59% in tre mesi? E che succederà se continueremo a mangiare come fossimo ancora in tempo di pace? Così, i russi, gli americani e pure quelli che si riuniscono a Bruxelles sembra vogliano che sia e, signora mia, non ci resterebbe che piangere, ma non si può, perché, come cantava Jannacci, il nostro piangere farebbe male a lor signori bianchi, rossi e…. Gialli no, perché dalle parti di Pechino, nella Cina tanto comunista quanto capitalista, qualcuno vuol continuare a fare affari con l’umanità, tutta intera.  È la globalizzazione ed è l’interesse di quei popoli che una volta chiamavamo terzo mondo ed oggi sono nel primo.

Coi loro tempi più lunghi della Grande Muraglia, una cultura antica di prudenza e determinazione attraversano questa terza guerra mondiale (copyright papa Francesco) “vergin di servo encomio e di codardo oltraggio”, interessati principalmente a che tutto l’ambaradam della loro produzione e dei loro commerci non rimanga in magazzino. Sono tanti, non sono soli e c’è da sperare che con i loro pur lenti ritmi calino prima o poi un asso nella partita della pace. Fu un gesuita del ‘500, Matteo Ricci, a farci scoprire quelle terre d’oriente e oggi un gesuita papa venuto dal Sudamerica –  dove gli Yankees di Washington li hanno provati in salse varie non di rado tragiche – insomma Francesco, nonostante tutto, li guarda, li studia, li cerca.

Atene piange, Sparta pure e per Roma caput mundi bisogna andare sui libri di storia: concepirono la democrazia. Anche se tra una guerra e l’altra, invasioni comprese dei barbari, i quali poi si riciclavano secondo i nostri riti diventando subito pronti a far ricominciare da capo la giostra dell’umanità. Purtroppo, sempre in bilico tra un termosifone acceso ed un’ideale di solidarietà universale da rincorrere.

Renzo Trappolini


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