Viterbo – “I siti resteranno 22, per un deposito di scorie radioattive in superficie”. È il giorno dei tecnici in consiglio comunale. Seduta straordinaria e aperta a comitati ed esperti che hanno raccontato “l’anomalia” Tuscia, dove sono stati individuati da Sogin 22 siti su 67 a livello nazionale. Ridotti a 58, anche se non è chiaro quale sia stato il criterio.
Deposito scorie radioattive – Un documento presentato in consiglio comunale
Non è stato possibile ancora accedere alla documentazione, è la parte respinta del ricorso al Tar. Una seduta in cui la sindaca Frontini ha avuto dai gruppi il via libera ad aderire al giudizio proposto al Tar.
“I 22 siti individuati – spiega Angelo Di Giorgio, medico – saranno tutti confermati. Ricadono su 14 comuni della Tuscia e inclusi quelli marini. Noi ci siamo opposti per incongruenze che abbiamo riscontrato, sui criteri, per la situazione sanitaria, l’incidenza di tumori”.
Massimo Gobbi è ingegnere. Spiega le diverse tipologie di rifiuti radioattivi, da quelli di bassa intensità. Occorrono trent’anni per il decadimento, a media centinaia e ad alta, migliaia.
“Il deposito sarà in superficie – osserva Gobbi – non in profondità. Vanno considerati i rischi derivanti da una struttura del genere, legati anche al trasporto”.
Chiatti e Frontini
Le scorie vanno smaltite. Non ci sono solo quelle d’epoca nucleare, ma ne producono anche gli ospedali. Un deposito andrà realizzato, resta il dubbio su come mai ne siano stati individuati così tanti nel Viterbese rispetto ad altre realtà. I criteri adottati hanno determinato un risultato.
“Noi – specifica l’avvocato Franco Rosi – abbiamo chiesto come mai 22 siti, come si rende compatibile una struttura simile con le scelte intraprese dal territorio. Il ricorso che abbiamo presentato al Tar è totalmente aperto, è possibile intervenire a sostegno”.
Lo sottolinea il legale, rispondendo a Luisa Ciambella (Per il bene comune), prima firmataria della richiesta del consiglio, che si chiedeva se le amministrazioni comunali possano unirsi. “Noi – sottolinea Ciambella – abbiamo già detto no. Oggi non è possibile approvare ordini del giorno, lo faremo nelle prossime sedute ordinarie. Chiederemo di costituirci anche noi, come capoluogo in giudizio. Per essere d’esempio per le altre amministrazioni”.
Un documento che la sindaca Chiara Frontini auspica sia unitario. “Spero che i capigruppo arrivino a una proposta che sia di tutti – spiega Frontini – perché il territorio deve essere unito, ed è dalla frammentazione del passato che derivano situazioni che oggi subiamo. Un documento incisivo, operativo, sulla strada tracciata dal precedente”. Che non ha avuto il seguito previsto.
Ma non serve votare un altro ordine del giorno. Tanto Laura Allegrini (FdI), quanto Alvaro Ricci (Pd) hanno già indicato alla sindaca di aderire, c’è l’ok dei rispettivi gruppi. Altrettanto dall’opposizione si sono espressi il capogruppo Martinengo (Viterbo 2020) e Marco Ciorba, che però ha chiesto comunque un passaggio in consiglio per votare la scelta.
Una seduta a tratti anche accesa, con Amodio (Pd) che è intervenuto per precisare le indicazioni degli esperti o Alessandra Troncarelli (Pd). Per niente d’accordo sull’indicazione uscita nel dibattito, secondo cui i 22 siti individuati nella Tuscia sarebbero il frutto di carte non aggiornate da decenni a livello regionale. Si è chiarito poi che il problema non riguarda solo il Lazio e non si tratta di un problema d’esclusiva competenza in regione.
“Non posso – ha spiegato Troncarelli – essere in una sede istituzionale e sentire puntualmente dare la colpa ad altre istituzioni, quando la regione si è espressa in modo netto contro la scelta dei 22 siti possibili. Contrarietà a tutti i livelli, votata dal consiglio regionale a gennaio. E non serve ribadire che io sono contraria, come tutti praticamente”.
Lo sottolinea pure la capogruppo Fratelli d’Italia Laura Allegrini: “Non ci dovete convincere e il senso di questa seduta non è attribuire responsabilità. FdI è partito di governo, faremo in modo che si occupi della vicenda”.
Un consiglio comunale utile secondo la sindaca Frontini, zoppo per il capogruppo Lega Claudio Ubertini, perché alla fine, l’assenza di Sogin si è fatta sentire. “O anche la presenza d’esperti di diverso parere – ha precisato Ubertini – esco non avendo avuto modo d’ascoltare anche la controparte”.
Al no si sono uniti pure gli agricoltori. Mauro Pacifici (Coldiretti) ha ribadito che sarebbe uscito più tranquillo dal consiglio avendo percepito che il deposito scorie è una preoccupazione condivisa, meno sapendo che in giro le scorie ci sono, anche a Viterbo, prodotte in ospedale e da qualche parte dovranno andare.
Mentre Giorgio Trani (Confagricoltura) è tornato indietro. Una battaglia che dura da due anni per la tutela dell’agroalimentare, il turismo e le eccellenze del territorio, Dop e Igp.
Giuseppe Ferlicca
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