Il carcere di Mammagialla
Viterbo – Detenuto suicida in cella, assolto l’ex direttore di Mammagialla. Sono stati invece rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo gli altri tre indagati per la morte di Andrea Di Nino, il detenuto romano di 36 anni trovato impiccato la sera del 21 maggio 2018 in una cella d’isolamento del carcere di Viterbo.
Si aprirà fra quasi un anno, il 13 settembre 2023, davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo, il processo per i due sanitari e l’agente penitenziario che non hanno chiesto in fase preliminare di ricorrere a riti alternativi.
Il pm Michele Adragna
L’ex direttore della casa circondariale sulla Teverina, difeso dall’avvocato Marco Russo, sottoponendosi a un interrogatorio fiume di oltre tre ore, è stato l’unico a scegliere il rito abbreviato, davanti al gup Giacomo Autizi, che ieri lo ha assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
Il pubblico ministero Michele Adragna lo scorso 9 maggio aveva chiesto per l’ex direttore una condanna a quattro mesi di reclusione e il rinvio a giudizio per gli altri tre indagati che hanno scelto di procedere col rito ordinario.
Tredici le parti civili, gli otto fratelli e i cinque figli della vittima.
L’avvocato dell’ex direttore Marco Russo
La vicenda
Di Nino, padre di cinque figli, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio di quattro anni fa, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Si è suicidato in cella di isolamento del penitenziario da dove sarebbe uscito di lì a un anno.
I familiari sono convinti che non si sarebbe mai potuto suicidare. In primis perché gli mancava un anno alla fine della pena ed era convinto che sarebbe uscito anche prima.
E poi perché dalle lettere che scriveva ai suoi cari, era evidente il desiderio di viversi appieno la famiglia una volta uscito dal carcere. “Ho voglia di spaccare il mondo” scriveva il 36enne.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


