Viterbo – Ex Terme Inps quasi a secco, tempi lunghi per riaprire il Bagnaccio. Chi si aspettava qualche seppur timida risposta dal consiglio comunale richiesto dall’opposizione sul termalismo, sarà rimasto deluso.
Tre mesi sono pochi per risolvere problemi decennali, ma anche per avere indicazioni sulla strada da intraprendere. C’è stato spazio, tuttavia, per un intervento dell’assessore Silvio Franco (Sviluppo economico) sul senso da dare allo slogan Viterbo città termale. Va riempito di contenuti. Pure in questo caso, occorre tempo.
Franco, Aronne e Floris
I suoi colleghi Stefano Floris (Lavori pubblici) ed Emanuele Aronne (Urbanistica) sono scesi un po’ più sul tecnico. Intanto annunciando la volontà di regolamentare i pozzi per uso domestico. Si sta chiudendo, nel vero senso della parola, invece, la vicenda Zitelle.
“È stato dato incarico – spiega Floris – all’ingegner Trotta per la seconda fase di ricondizionamento. Dopo la chiusura, la dispersione dell’acqua termale si è ridotta da 15 a 5 litri al secondo. Non tutti arrivano alla sorgente del Bullicame, solo 5, portandola comunque da mezzo litro a 5,5”.
Al parco del Bullicame, gli interventi da centomila euro, frutto di un emendamento di Alvaro Ricci (Pd) sono ancora lontani dal partire. Intoppi ereditati, nodi ancora da sciogliere. Men che meno, si è avuta idea del rilancio per l’impianto ex Inps.
“Presto per dire dove possiamo andare – osserva Floris – il fattore essenziale è l’acqua. Il pozzo Uliveto è inutilizzabile e il Gigliola non eroga più spontaneamente. Si può arrivare a 4 litri al secondo, ma solo utilizzando elettropompe”. Senz’acqua si va poco lontano e comunque un piano vero e proprio non c’era e non c’è.
Parecchio complessa pure tutta la vicenda legata al Bagnaccio. Revocata la concessione mineraria a inizio estate. “Andava fatto prima – è il parere dell’assessore Aronne (Urbanistica) – le irregolarità sono state sanate e a livello urbanistico è stata ripristinata la situazione. Adesso occorre pensare agli interventi, ma non cado nell’errore di fornire soluzioni nell’immediato. Va inserito in un piano generale. Noi le abbiamo tentate tutte.
Capisco pure che chi ci ha preceduto ha provato a tenerlo aperto, evitando la perdita di posti lavoro e consentendone la fruizione. Ma i nodi prima o poi vengono al pettine”. Adesso qualsiasi soluzione avrà tempi non brevi. Ma c’è voluto il capogruppo della Lega Claudio Ubertini a far venire allo scoperto la maggioranza: “Inutile raccontare chissà cosa, occorre una variante al piano regolatore e quindi prima di due o tre anni il Bagnaccio non potrà riaprire. Inutile girardi intorno. Anche noi fino all’ultimo abbiamo cercato una soluzione”.
Parecchio criticato l’ordine del giorno proposto dalla maggioranza e approvato col no dell’opposizione. Solo buoni propositi. Anche quando si parla di Terme Inps: “Il rilancio va concordato con la regione – osserva Alvaro Ricci (Pd) – e invece voi fate riferimento al piano proposto da Contardo assessore, che è stato respinto proprio dalla regione con una serie d’eccezioni. Il suo successore Ubertini aveva invertito il percorso, andando a parlare con assessori e dirigenti a Roma. Non servono tavoli. Deve esserci certezza della risorsa mineraria e la compatibilità urbanistica”. Concetti ripetuti infinite volte.
Sul Bagnaccio, invece: “In campagna elettorale avevate detto che lo avreste riaperto subito e ora vi trovate a fare i conti con regole e norme”.
L’ordine del giorno illustrato dal capogruppo Viterbo 2020 Martinengo è stato accolto tiepidamente anche da Laura Allegrini, capogruppo FdI: “Siamo tutti d’accordo che il termalismo è un obiettivo per il rilancio dell’intero territorio, ma il documento non individua le linee d’azione sui singoli problemi. Solo buone intenzioni”. Più una serie di rilievi tecnici specifici su cui l’esponente d’opposizione ha qualche perplessità.
Una visione generale sul termalismo è arrivata da Silvio Franco, assessore allo Sviluppo economico, ma in questo caso più docente, sua attività. Serve tempo, ma questo si era capito in modo chiaro.
Franco però, argomenta. Iniziando a chiedersi se Viterbo si possa chiamare città termale. “Facendo una ricerca su Google – spiega Franco – per altri centri con questa vocazione appaiono foto d’impianti termali. Per noi, il palazzo dei Papi”. Primo elemento.
“Arrivando da noi, s’incontrano cartelli con gli slogan di città termale, città di Santa Rosa, città medioevale e città del cinema, pur non avendo Viterbo nemmeno una sala”.
Va chiarita la direzione da prendere, per offrire al mercato un prodotto coerente e che funzioni. “Non ci sono riusciti in 70 anni, non credo che sia possibile in tre mesi”.
Qualcosa tuttavia, sta per essere fatta. Alle piscine Carletti e al Bullicame, anticipa l’assessore Floris, entro ottobre arriveranno i bagni chimici. Soluzione provvisoria all’esigenza di servizi. Per quella definitiva, manco a dirlo, occorre tempo.
Giuseppe Ferlicca
