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Civitavecchia – (p.cas.) – Un appello alle associazioni, alla politica e alle istituzioni internazionali, affinché la morte di Mahsa Amini funga da monito per un cambiamento significativo e radicale.
Si è svolta ieri sera la manifestazione organizzata dalle Ardite di Civitavecchia a cui hanno partecipato diverse associazioni e realtà della città e del comprensorio, fra i quali Snoq – Allumiere, Consulta delle donne – Civitavecchia, Consulta delle donne – Santa Marinella, Friday for future – Civitavecchia Comunità di Sant’Egidio- Civitavecchia, Anpi- sezione di Civitavecchia, Forum ambientalista Odv – Civitavecchia, I Pirati della bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti, Il quotidiano Tusciaweb.
Il gruppo si è riunito davanti al teatro Traiano alle 17,30. Un sit-in che si è registrato a Civitavecchia come in tante altre città del Paese, dopo la morte della giovane donna di origini curde, uccisa dopo l’arresto della polizia religiosa.
“Mahsa è stata picchiata a morte soltanto perché non indossava il velo in modo conforme ai dettami della sharia – ha detto Lisa Contu, delle Ardite di Civitavecchia -. Una vicenda che sta svegliano i cuori di tante donne in tutto il mondo, ma anche di molti uomini. Il grido deve essere forte, per questo anche noi continueremo a manifestare. Il prossimo appuntamento è per sabato alle 16 a Santa Marinella. Auspichiamo che anche in quella occasione ci sia una bella riposta della gente”. Durante l’iniziativa è stata letta una lettera di una ragazza iraniana che risiede nel territorio, ma non è potuta essere presente perché positiva al covid.
La lettera letta durante la manifestazione
Immaginate di indossare una gonna, un paio di pantaloncini.
Immaginate di baciare in pubblico il vostro partner, di sdraiarvi al sole e sentire il calore del sole sulla vostra pelle. Immaginate di giocare e accarezzare il vostro cane al parco.
Immaginate di andare al concerto della vostra cantante preferita o di ballare in strada.
Immaginate di poter esprimere la vostra arte senza censure.
Da più di 43 anni nella repubblica islamica dell’Iran nulla di tutto questo è possibile.
Il 13 settembre 2022 la ventiduenne Mahsa Amini è stata brutalmente picchiata dalla polizia “morale” iraniana perché non indossava il velo islamico in modo corretto. Dopo tre giorni di agonia è morta.
Le donne iraniane sono scese in strada per protestare e rivendicare i propri diritti in maniera pacifica ma il regime ha risposto nuovamente con la violenza.
Il popolo iraniano non si è fermato: donne, uomini, giovani e anziani hanno riempito le strade sfidando la polizia per chiedere giustizia e democrazia.
Ad oggi si contano diverse decine di morti tra i manifestanti e migliaia di arresti, tra i quali giornalisti e reporter.
Il regime iraniano ha bloccato l’accesso ad internet cercando di isolare il paese e compromettere l’organizzazione delle azioni di protesta.
I governi occidentali non prendono posizione, gli organi di informazione non danno il giusto rilievo a quello che sta accadendo in Iran.
Noi siamo con il popolo libero dell’Iran.
Noi siamo con le donne iraniane.
Noi siamo Mahsa Amini!
No alla dittatura!




