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Guardian: “Bombe sul Nord Stream piazzate dai robot per la manutenzione”

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Londra – A piazzare le bombe che hanno causato l’esplosione delle tubature del gasdotto Nord Stream, e la conseguente perdita in mare e nell’atmosfera di un’enorme quantità di metano, potrebbero essere stati i robot di manutenzione che lavorano all’interno della struttura.


Perdita di gas dalle linee del Nord Stream

Perdita di gas dalle linee del Nord Stream


A scriverlo è il Guardian. Secondo il quotidiano britannico, a suggerire questa ipotesi sarebbe un gruppo di esperti. 

“Se questa teoria si dovesse rivelare corretta, la natura sofisticata dell’attacco e la potenza dell’esplosione aggiungerebbero peso ai sospetti che gli attacchi siano stati effettuati da un potere statale, con le dita puntate contro la Russia – aggiunge il Guardian -. Mosca ha ripetutamente sottolineato la sua capacità di distruggere le infrastrutture energetiche europee”.

Che l’esplosione del gasdotto nel mar Baltico non fosse la conseguenza di un malfunzionamento, ma il risultato di un atto di sabotaggio, era emerso con forza già nei giorni immediatamente successive alla creazione delle perdite di gas all’interno delle acque economiche esclusive di Svezia e Danimarca. Le autorità dei due paesi scandinavi ieri hanno inoltre affermato che ad aver causato le perdite dal gasdotto sarebbero state esplosioni equivalenti alla potenza di “diverse centinaia di chilogrammi di esplosivo”.

Inizialmente si era pensato che a piazzare gli esplosivi sulle tubature del Nord Stream 1 e 2 fosse stato un sottomarino. Ma la quantità di materiale esplosivo necessario per causare una deflagrazione di questo tipo rende l’ipotesi sempre più improbabile. 

Le perdite di gas nel mar Baltico, oltre a rappresentare un terreno di scontro diretto e di potenziale escalation tra occidente e Russia, rappresenta anche un danno all’ambiente di grandissime e gravissime proporzioni. Il metano è infatti uno dei gas serra più potenti in grado di riscaldare l’atmosfera circa 30 volte di più dell’anidride carbonica in un lasso di tempo di cento anni.

Kristoffer Böttzauw, il direttore dell’Agenzia danese per l’energia, ha detto al quotidiano “Politico” che le perdite di metano nel mar Baltico equivarrebbero a circa 14 milioni di tonnellate di Co2, circa il 32 per centro delle emissioni annuali della Danimarca. Della stessa linea anche l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, secondo la quale le perdite porteranno a emissioni di circa 7,5 milioni di tonnellate di Co2 equivalente, ovvero circa l’1 per cento delle emissioni annuali della Germania.


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