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La vittima alla madre prima del santone: “Ciao mamò, ti mando un bacio più grande di me”

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Virginia Melissa Adamo

Virginia Melissa Adamo


Acquapendente – (sil.co.) – “Ciao mamò, buongiorno”, dice allegra, canticchiando. E poi, con la voce che ride: “Io ti mando un grande bacio, più grande di me”. E’ un vocale alla mamma della figlia “smarrita”di Virginia Melissa Adamo.

Si tratta di una delle due presunte vittime del “santone” di Acquapendente in un audio della durata di poco più di un minuto pubblicato ieri su Facebook dalla madre, Virginia Melissa Adamo, che, dopo avere denunciato il maestro Lino, al secolo Pasquale Gaeta, si è costituita parte civile anche per la figlia, che nega tutto, assistita dall’avvocato Vincenzo Dionisi e il criminologo Sergio Caruso, alla vigilia della ripresa del processo. 

 

“Quello che gli organi istituzionali non sanno”, si legge nel post allegato al video, in cui Virginia Adamo ricorda la denuncia ai carabinieri della compagnia di Montefiascone che temeva di veder archiviare, il ricorso alla trasmissione televisiva le Iene per avere aiuto, la stretta sulle indagini della pm Paola Conti, che alla fine ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di Gaeta per violenza sessuale su due “seguaci”, maltrattamenti in famiglia alle adepte con cui viveva ad Acquapendente, esercizio abusivo della professione di psicologo su cui avrebbe fatto leva.


Le Iene - Il servizio da Acquapendente

Le Iene – Il servizio da Acquapendente (a destra Pasquale Gaeta, a sinistra Virginia Melissa Adamo)


“Non hanno competenze in materia di sette e psicosette. Non conoscono il pericolo che si cela per coloro, le vittime, che cadono con l’inganno in questa rete. Tutto viene semplicemente valutato come un allontanamento volontario, facendo credere che la vittima vuole solamente stare un periodo distante dalla propria famiglia”, si legge.

“Ma è qui l’inganno”, prosegue la madre che da anni non ha più contatti diretti con la figlia, oggi 28enne, con la quale avrebbe sempre avuto un rapporto più che affettuoso prima che seguisse la comunità Qneud-Questa non è una democrazia.

“Se solo si volesse alzare il velo dietro quella menzogna, apparirebbe in tutta la sua crudeltà un mondo fatto di violenza, terrore, soprusi … in poche parole la fine della libertà, una vita da nuovi schiavi – sottolinea Adamo – le vittime non si allontano, non scompaiono, sono lì presenti impossibilitate a chiedere aiuto a causa dell’annientamento della loro autodeterminazione: non hanno più nessuna scelta”.

“Occorre mettere in campo tutte le forze possibili, cercare in ogni angolo, assumere informazioni da qualsiasi parte esse vengano per letteralmente sradicare le vittime e riconsegnarle all’amore delle famiglie, facendo così cessare quell’inimmaginabile dolore che i genitori devono costantemente subire non sapendo dove e cosa sono costretti a fare i loro figli”, aggiunge.

Virginia Adamo ripercorre quindi le risposte che si è sentita dare quando ha denunciato l’allontanamento della figlia, che era maggiorenne: “signora quello di sua figlia è’ un allontanamento volontario quindi chiudiamo la denuncia e firmi”, “signora comprendo il suo dolore, ma esiste la legge sulla privacy quindi procediamo a chiudere la denuncia”.

“E’ a voi che dedico, tra i mille che mi inviava Denise, un audio integrale affinché possiate discernere e comprendere”. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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