La vittima, Salvatore Bramucci ucciso lo scorso 7 agosto a Soriano
Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, il misterioso presunto mandante del delitto avrebbe trovato difficoltà a trovare killer da assoldare. “Nessuno lo voleva ammazza’! Un motivo ce sta no? … se questo te dice che non c’ha nessuno… nessuno vo’ ammazza’ questo… come facevi a stare così tranquillo!”, avrebbe detto lui stesso o un ex compagno di cella di La Pietra alla compagna dell’arrestato, convinta che lui sia coinvolto nel delitto.
Lucio La Pietra, nel frattempo, resta a Mammagialla. E’ l’unico dei due presunti sicari arrestati lo scorso 12 settembre che sia ricorso al tribunale della libertà per chiedere la revoca della misura di custodia cautelare in carcere. Il riesame, che lo scorso 27 settembre si era riservato, ha confermato per la Pietra, 48enne di Roma, l’ordinanza con cui il gip Rita Cialoni, si richiesta del pm Massimiliano Siddi, ha disposto analoga misura anche per Tonino Bacci, pure lui romano 48enne, con l’accusa di omicidio premeditato in concorso.
Bacci, si è scoperto nel frattempo, avrebbe avuto un rapporto molto stretti con la cognata di Bramucci, anche lei indagata, seppure a piede libero. Si tratta di Sabrina Bacchio che dal 2013 avrebbe avuto una relazione con l’indagato 32enne d’origine romena sottoposto al test del Dna.
Oltre a La Pietra e Bacci finiti dietro le sbarre, ci sono infatti altri tre indagati a piede libero, sempre con la stessa accusa. Oltre alla cognata della vittima – Sabrina Bacchio, 48 anni, sorella della vedova di Bramucci – il romeno 3enne Costantin Dan Pomirleanu (sottoposto a test del Dna per verificare se fosse il suo quello di “ignoto” repertato sulla scena del crimine dalla scientifica) e il pluripregiudicato romano quarantenne Alessio Pizzuti.
Antonio Bacci, Costantin Dan Pomirleanu e Sabrina Bacchio
Ebbene, proprio Sabrina Bacchio, lo scorso 13 settembre avrebbe riferito che Bacci nell’ultimo periodo le avrebbe chiesto ripetutamente notizie sulle abitudini di vita di Bramucci, tra l’altro sugli orari in cui il cognato usciva in permesso dagli arresti domiciliari.
Lei stessa, già il 17 luglio, in riferimento alla presunta pianificazione dell’omicidio, scriveva in un messaggio a Bacci: “Nino, mi fai sapere per il motore per mia suocera, calcola che non esce più alle 9 ma alle 8. Capito? Per organizzarmi”. Secondo gli inquirenti con evidente riferimento al Bramucci.
Il 30 luglio, inoltre, Bacci avrebbe contattato la Bacchio per comunicarle che il gruppo di fuoco era pronto ad agire.”Sabrì, come stai? Noi siamo tutti in preparazione, eh!!”, in quanto in sottofondo la pg dava atto che “si sente una voce maschile che afferma ‘andassimo a ammazza’ per'”, frase questa che per l’accusa inequivocabilmente metterebbe in luce che la “preparazione” cui faceva riferimento il Bacci era inerente all’agguato mortale al Bramucci.
Omicidio Bramucci – Lucio La Pietra e Tonino Bacci
Come è noto, Bacci e La Pietra sarebbero stati entrambi a bordo della Smart forfour bianca presa a noleggio dal Bacci dal primo al 12 agosto, venuta a Soriano dalla capitale la mattina del delitto assieme alla Giulietta grigia rubata con a bordo un altro soggetto, anche lui appartenente secondo gli investigatori al commando armato che alle 8,20, in località Acquafredda, ha ucciso con cinque dei sei colpi di pistola sparati contro la sua macchina, su una strada di campagna, il pregiudicato 58enne, cui è stato teso un agguato nei pressi della propria abitazione.
Il 5 agosto, giorno successivo al sopralluogo, Bacci avrebbe contattato la Bacchi al telefono sei volte, nove volte Lucio La Pietra e sei Alessio Pizzuto. Il 6 agosto, giorno prima del delitto, la mattina presto, sempre Bacci, avrebbe effettuato quattro chiamate senza risposta a Pizzuti nonché La Pietra, con cui ha parlato per un minuto e 27 secondi alle 5,10 e per un minuto e 2 secondi alle 5,18. Si arriva così alla mattina di domenica 7 agosto, quando Bramucci è stato ucciso.
La Pietra ha ammesso di essersi recato a Viterbo con Bacci. “In piena estate, in quelle zone che comunque non conosco (…) era lui che guidava la Smart di colore bianco, io ero seduto al fianco”, avrebbe riferito il giorno dell’arresto, dicendo di indossare “una maglietta a maniche lunghe, solo perché era mattina presto e avevo freddo”. Per gli investigatori non poteva che essere la mattina dell’omicidio, visto che l’univa altra volta che Bacci era venuto a Viterbo, per il sopralluogo del 4 agosto, è stato ripreso dalle telecamere in macchina da solo.
Ci sono poi le conversazioni intercettate in auto tra la compagna di La Pietra e la sorella, cui la donna riferirebbe di essere “sicura” del “coinvolgimento” del compagno nell’omicidio di Bramucci. “Io so’ convinta – dice – le prove ci stanno, non le hai viste le prove? Le vedi pure sul giornale che è lui, ma che prove vuoi vedere…”. La Pietra, inoltre, sempre secondo la donna, avrebbe “confessato” il delitto commesso a un ex compagno di carcere, cui avrebbe detto di essere “sicuro di passarla liscia”. Lo stesso cui già a luglio avrebbe preannunciato la pianificazione dell’omicidio.
Infine la frase relativa al presunto committente dell’agguato che non sarebbe riuscito a trovare altre persone disponibili a uccidere Bramucci: “Nessuno lo voleva ammazza’! Un motivo ce sta no?… se questo te dice che non c’ha nessuno… nessuno vo’ ammazza’ questo… come facevi a stare così tranquillo!”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


