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Montefiascone – Riceviamo e pubblichiamo – Nella splendida cornice del lago di Bolsena, al ristorante Isola blu, si è svolta la riunione dei malati dei reni.
Alla riunione hanno partecipato Roberto Costanzi (presidente dell’associazione Malati di reni), Sandro Feriozzi (direttore nefrologia Viterbo), Oriana Carofei (coordinatrice dialisi Viterbo) e Patrizia Galeotti (referente dell’associazione Malati di reni di Viterbo).
Si torna a parlare del ruolo imprescindibile della prevenzione attiva per combattere in modo efficace e al contempo sostenibile questa patologia sempre più diffusa.
Tra le altre cose analizzate si è detto che in Italia 2,5 milioni di persone sono affette da malattia renale in stadio più o meno avanzato. Per alcuni questa condizione evolverà fino all’insufficienza renale e quindi alla dialisi. Attualmente sono 50mila i pazienti che fanno terapia dialisi, meno di un millesimo della popolazione generale che però assorbe il 2% delle risorse totali destinate alla sanità. Si torna a parlare del ruolo imprescindibile della prevenzione attiva per combattere in modo efficace e al contempo sostenibile questa patologia sempre più diffusa.
In particolare, fa riferimento al problema della donazione di organi e, più specificatamente quando la funzionalità renale è definitivamente compromessa le opzioni sono due: il trapianto e la dialisi. In pochi, tuttavia, sono elegibili al trapianto, tanto che oggi solo 6mila pazienti sono in lista d’attesa per un rene.
La dialisi può essere di due modalità: l’emodialisi, la classica terapia ospedaliera che prevede tre sedute a settimana della durata di circa quattro ore, molto impattante sulla qualità di vita, o quella peritoneale a domicilio, vantaggiosa perché il paziente non è ospedalizzato, esegue il trattamento di notte, mentre dorme, senza interferenza con le sue attività quotidiane. Ma ancora solo 5mila pazienti la praticano, contro i 50mila che fanno emodialisi. Nel loro complesso, i 50mila pazienti dialitici italiani costano ogni anno al Sistema sanitario nazionale circa 2,5 miliardi di euro.
Maurizio Zaccaria
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