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Omicidio di Salvatore Bramucci, commando armato messo all’angolo da due donne…

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Soriano nel Cimino - Omicidio Salvatore Bramucci

Soriano nel Cimino – Omicidio Salvatore Bramucci


Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, la mattina di domenica 7 agosto sarebbe stato ucciso da un commando armato composto da tre killer tutti uomini, ma un ruolo non secondario nella pianificazione del delitto e nelle successive indagini è quello rivestito da due donne, la cognata della vittima Sabrina Bacchio e la compagna di Lucio La Pietra, uno dei due presunti sicari arrestati lo scorso 13 settembre. 

Quest’ultima, in particolare, intercettata a sua insaputa mentre parlava in macchina con la sorella, lo scorso 16 settembre, tre giorni dopo l’arresto del compagno Lucio La Pietra, romano di 48 anni, dice alla congiunta di essere convinta che La Pietra sia coinvolto nell’omicidio. 

“Io so’ convinta – dice la compagna di uno dei due presunti killer reclusi a Mammagialla da un mese – le prove ci stanno, non le hai viste le prove? Le vedi pure sul giornale che è lui, ma che prove vuoi vedere…”. La Pietra, inoltre, sempre secondo la donna, avrebbe “confessato” il delitto commesso a un ex compagno di cella, cui avrebbe detto di essere “sicuro di passarla liscia”.

Sempre la compagna e sempre nel corso della conversazione intercettata il 16 settembre, rivela alla sorella come secondo lei il delitto fosse nell’aria da luglio. “E’ da luglio che deve fare questa cosa, dalla metà di luglio”, dice. Quindi il famoso misterioso committente che avrebbe faticato a trovare killer disponibili: “Nessuno lo voleva ammazza’! Un motivo ce sta no? … se questo te dice che non c’ha nessuno… nessuno vo’ ammazza’ questo… come facevi a stare così tranquillo!”. 

La Pietra ci avrebbe però messo anche del suo, facendo il vago, lo scorso 13 settembre, nell’ammettere di essere stato una volta a Viterbo con Tonino Bacci, l’altro arrestato, che era alla guida di una Smart Forfour bianca. Peccato che Bacci, che ha preso a noleggio la vettura dal 2 al 12 agosto, a Viterbo ci sia venuto solo due volte: il 4 agosto, giorno del sopralluogo, quando è stato immortalato dalle telecamere della videosorveglianza in auto sempre da solo, e la mattina dell’omicidio, quando erano in due sulla vettura.

Messo alle strette, il giorno dell’arresto, La Pietra, rilasciando spontanee dichiarazioni, ha ammesso di essersi recato a Viterbo con Bacci. “In piena estate, in quelle zone che comunque non conosco (…) era lui che guidava la Smart di colore bianco, io ero seduto al fianco”, avrebbe riferito il giorno dell’arresto, dicendo di indossare “una maglietta a maniche lunghe, solo perché era mattina presto e avevo freddo”. Per gli investigatori non poteva che essere la mattina dell’omicidio, domenica 7 agosto. Praticamente una confessione.

Parlando con Sabrina Bacchio di Lucio la Pietra e dell’indagato a piede libero Alessio Pizzuti, il 25 luglio, due settimane prima del delitto, Tonino Bacci li avrebbe definiti al telefono “due mongoloidi”. 

Bacci stava preannunciando al telefono alla cognata di Bramucci che alle 18 si sarebbe recato con due individui nella sua casa di Guidonia, dove lei lo stava aspettando col compagno 32enne romeno Costantin Dan Pomirleanu, indagato a piede libero e sottoposto a test del Dna, secondo gli investigatori per discutere le modalità dell’agguato.

“Me devi aspetta’ – dice Bacci alla Bacchio – perché io ho staccato da lavora’ mò e devo anda’ a pià quel mongoloidi e devo ritorna’ a Torre di Nona e devo ritorna’ quasi a casa a pià quell’altro, perché qua so’ tutti mongoloidi, hai capito? Nun se sanno move, li mortacci loro… vabbè, io per le sei so’ da te”.

Quando arrivano, al messaggio “stamo qua sotto”, la Bacchio si raccomanda con Bacci “posate i telefonini”. Proprio dall’analisi del traffico telefonico, i carabinieri coordinati dal pm Massimiliano Siddi sono poi risaliti a Alessio Pizzuti (il terzo indagato a piede libero) e Lucio La Pietra.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 


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