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Palazzo in fiamme, nuovo stop al processo per sentire l’ex comandante dei vigili del fuoco

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Montefiascone - Incendio palazzo via Tagliamento 12

Montefiascone – Incendio palazzo via Tagliamento 12


Montefiascone – (sil.co.) – Rogo in via Tagliamento, processo senza fine. Slitta ancora la testimonianza dell’allora comandante dei vigili del fuoco Giuseppe Paduano, nel frattempo trasferito da Viterbo a Cosenza, che, nelle intenzioni del giudice Elisabetta Massini avrebbe dovuto essere sentito lo scorso 10 febbraio, invece non era presente nemmeno all’udienza di giovedì scorso.

Fatto sta che, a oltre sette anni di distanza dal rogo che nel 2015 ha devastato il condominio al civico 12 di via Tagliamento a Montefiascone, il processo, fermo ancora ai testimoni dell’accusa, è stato ancora una volta rinviato al prossimo 4 maggio. Nel frattempo alla sbarra è rimasto un solo imputato. 

Si tratta del geometra figlio di un’inquilina difeso dall’avvocato Giovanni Labate, mentre resta fuori dal processo il titolare della ditta che stava facendo i lavori di ristrutturazione nel palazzo di quattro piani. 


Viterbo - Nuova caserma vigili del fuoco - Il comandante provinciale Giuseppe Paduano

L’ex comandante provinciale dei vigili del fuoco Giuseppe Paduano


Lo scorso 3 febbraio, il giudice Elisabetta Massini, accogliendo un’eccezione più volte presentata anche davanti ad altri magistrati dalla difesa, ha stralciato la posizione dell’artigiano edile che stava effettuando i lavori, per il quale il processo regredisce in seguito alla nullità del decreto di citazione a giudizio, non essendo stato interrogato durante le indagini preliminari, come espressamente chiesto in due memorie dall’avvocato Floriana Clementi. 

Diciotto le parti civili tra condomini e amministratore, parte dei quali difesi dall’avvocato Angelo Di Silvio. L’assicurazione avrebbe risarcito i danni solo in parte.

I piani alti sono stati divorati dalle fiamme, i piani bassi sarebbero invece stati devastati dalle enormi quantità di acqua utilizzate per fare fronte all’emergenza.

Un anno fa, nell’ottobre 2021, avevano testimoniato gli inquilini evacuati dalle loro abitazioni il 9 settembre 2015, a causa del maxi rogo, alimentato dal fortissimo vento, che ha devastato il caseggiato e i suoi 600 metri quadri di appartamenti. Il fuoco, partito dal tetto, ha letteralmente divorato le mansarde e ci sono voluti giorni perché i vigili del fuoco riuscissero a domare anche gli ultimi focolai. 

Dopo sei mesi, nel marzo 2016 furono tolti i sigilli, ma prima di poter rientrare a casa gli inquilini hanno dovuto aspettare 3-4 anni.

Pesantissimo il bilancio. Nessuna vittima, ma su un totale di 28 appartamenti, 8 andarono completamente distrutti, le mansarde al quarto piano, mentre non riportarono danni strutturali i piani sottostanti, ma tutti gli impianti finirono fuori uso. Ventotto famiglie furono sfollate e aiutate con una raccolta fondi. L’intero fabbricato fu dichiarato inagibile dai vigili del fuoco, interamente evacuato e sequestrato dalla procura. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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