Polizia all’ospedale di Belcolle – foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – La coppia avrebbe funzionato soltanto durante il lockdown. È finita nel peggiore dei modi – la notte di Halloween di un anno fa – la relazione durata meno di due anni di una coppia che ha fatto tutto di corsa: si è messa insieme la sera di San Silvestro 2019, è andata a convivere pochi giorni dopo nel mese di gennaio, ha avuto un bambino dopo appena un anno e si è lasciata l’autunno scorso dopo che lei si è beccata un morso. Ma già a Capodanno 2020 lei avrebbe sferrato una coltellata a lui. Per fortuna senza gravi conseguenze. Non si è neanche fatto refertare.
Nel corso di una delle liti più furibonde, mentre lei, incinta, infilava le sue cose in capienti sacchi per l’immondizia per tornare dai genitori, lui avrebbe dato fuoco in giardino a tutto ciò che la compagna non era riuscita ad arraffare.
“Io prendevo da una parte, lui bruciava dall’altra”, avrebbe detto alla madre, che ha ricostruito l’episodio davanti ai giudici del collegio, mercoledì scorso, alla ripresa del processo a un trentenne viterbese, tuttora sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla ex, una 22enne, anche lei del capoluogo.
“Mia figlia mi ha chiamata chiedendo aiuto, io sono andata a prenderla in auto e quando sono arrivata al cancello, ho assistito alla scena”, ha riferito.
“Mia figlia picchiata con un manico di scopa”
“Era la sera del 31 ottobre 2021, il padre l’ha fatta spogliare per vedere se, oltre alle parti scoperte, ci fosse altro, scoprendo che era stata picchiata con un manico di scopa e che aveva lividi su tutto il corpo, la mattina dopo, il primo novembre, l’abbiamo portata in ospedale”, ha proseguito. “Durante il Covid – ha spiegato – quando dovevano stare chiusi a casa, andavano d’amore e d’accordo. Come hanno riaperto, la luna di miele è finita, anche se davanti a noi lui non ha mai alzato le mani su nostra figlia. Solo un’altra volta è venuta con un segno sullo zigomo, ma ci disse che era stato il cane”.
Data la giovane età della coppia, i nonni si sono offerti di tenere a casa con loro il nipotino nel weekend: “Litigavano sempre e facevano sempre pace. Abbiamo pensato che avessero bisogno di uscire, di stare un po’ da soli o con gli amici, prendere un aperitivo, andare a mangiare una pizza o a ballare. Abbiamo anche consigliato loro di afre terapia di coppia, visto che alla fine comunque facevano sempre pace. Ma non è bastato”.
Coppia in crisi dopo il lockdown
Il rapporto, iniziato con un colpo di fulmine a fine 2019 e sfociato nella convivenza e subito in una gravidanza nel periodo del lockdown, sarebbe degenerato alla riapertura post emergenza, finendo a schiaffi, pugni in testa, capocciate e insulti come “troia, puttana, zoccola”. All’ordine del giorno. Anche durante la gravidanza.
Il primo novembre 2021 la presunta vittima, sentita come parte offesa alla prima udienza dello scorso 29 giugno, dopo essere finita al pronto soccorso, medicata per le percosse e per un morso a una mano con una prognosi di 7 giorni, ha lasciato e denunciato il compagno 31enne, finito a processo col giudizio immediato per maltrattamenti in famiglia.
Dalla coltellata di Capodanno al morso di Halloween
Dalla coltellata di Capodanno al morso di Halloween. Alla prima udienza del processo, quattro mesi fa, la 22enne, durante il controesame del difensore Francesco Massatani, dopo avere riferito del morso ricevuto a Halloween, ha ammesso di avere sferrato una coltellata all’ex quando era incinta. “Era la vigilia di capodanno 2020. Avevamo amici a cena. Ero stanca delle continue liti e stressata dalla gravidanza. Stavamo discutendo in cucina, mi è caduto l’aglio mentre avevo il coltello in mano e ho perso la pazienza”, ha detto la ventenne, mentre il legale faceva notare come lui non si sia nemmeno fatto refertare.
Si torna in aula il prossimo 9 novembre, quando sarà la volta dei testi della difesa.
– “Botte e insulti anche quando ero incinta”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
