Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri
Ronciglione – Process bis a Andrea Landolfi, davanti alla corte d’assise d’appello di Roma testimonierà la nonna Mirella Iezzi. Per la morte di Maria Sestina Arcuri non ci sarà nessuna ulteriore perizia sulla dinamica di quello che per i giudici di primo grado, che hanno assolto Andrea Landolfi Cudia, è stato un incidente.
Il prossimo primo dicembre saranno però riascoltati tutti i consulenti. E anche Mirella Iezzi, visto che la difesa ha presentato ricorso contro la condanna per le lesioni alla nonna, che avrebbe colpito per sostituirsi a lei mentre cercava di soccorrere la compagna dopo la caduta Al suo ascolto rinunciarono tutti durante il processo di primo grado al nipote, nonostante lei fosse pronta a testimoniare.
L’ulteriore perizia sulla dinamica, che dunque non si farà, è stata chiesta dalla procura nel ricorso contro la sentenza del 19 luglio 2021, secondo cui la coppia è rotolata insieme per le scale di casa della nonna del pugile e operatore sociosanitario 33enne romano, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019. Maria Sestina Arcuri, la parrucchiera 26enne originaria di Nocara, in provincia di Cosenza, con cui conviveva dal precedente autunno, è poi deceduta il 6 febbraio all’ospedale di Belcolle.
Il pm Franco Pacifici aveva chiesto una condanna a 25 anni, mentre aveva chiesto l’ergastolo l’avvocato di parte civile dei genitori e dei due fratelli della vittima, Vincenzo Luccisano.
Processo Landolfi – La gioia dopo la sentenza
I giudici della corte d’assise d’appello di Roma hanno deciso di riascoltare tutti i consulenti.
“Noi siamo contenti di questa decisione – sottolinea l’avvocato Serena Gasperini – anche questa corte in questo modo potrà apprezzare le competenze di ogni consulente”.
Tra loro il consulente del pm Martino Farneti che “pensava una cosa e ne ha dovuta dire un’altra”, secondo quanto rilevato dai difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini. Grazie a un video girato durante un sopralluogo relativo per l’appunto alla dinamica della caduta, i difensori di Landolfi, durante il processo viterbese, hanno ottenuto che Farneti testimoniasse in aula, mettendo un tassello decisivo sulla strada verso l’assoluzione.
Nonna Mirella all’entrata del tribunale col difensore Fontana
Non fu femminicidio, ma un tragico incidente
Non fu femminicidio, ma un tragico incidente, secondo la corte d’assise del tribunale di Viterbo presieduta dal giudice Eugenio Turco che il 19 luglio 2021 ha assolto Landolfi, restituendogli immediatamente la libertà dopo quasi due anni di prigione. “Un tragico incidente che ha visto Andrea e Sestina cadere rovinosamente giù per le scale, con conseguenze rivelatesi fatali per uno di loro”. Lo mettono nero su bianco nelle 83 pagine delle motivazioni. Né femminicidio, né omissione di soccorso: “Landolfi, lungi dall’abbandonare la compagna, ha prestato alla stessa l’assistenza che appariva congrua sulla base di quella che nel corso della notte è stata la percezione della natura e della gravità del suo malessere”.
Ronciglione – La fine della rampa inferiore della scalinata
In carcere per un anno e dieci mesi prima dell’assoluzione
Landolfi, indagato fin dal primo momento per quello che alla procura è apparso come un delitto, è finito dietro le sbarre a distanza di sette mesi, a settembre del 2019, venendo rimesso in libertà la sera stessa della sentenza, dopo un anno e dieci mesi. Landolfi, come si ricorderà, è stato invece condannato a 4 anni per le lesioni alla nonna, cui avrebbe sferrato un pugno rompendole tre costole, per allontanare l’anziana e prendere il suo posto mentre cercava di soccorrere Sestina.
“Nessun lancio omicidiario dal parapetto delle scale”
Secondo la corte d’assise di Viterbo non ci sarebbe stato alcun “lancio omicidiario”dal parapetto, come sostenuto dal pm Franco Pacifici, ma Andrea e Sestina sarebbero rotolati insieme per le scale. Ergo, nonna Mirella Iezzi non avrebbe mentito per scagionare il nipote, mentre gli accertamenti tecnici disposti dalla procura si sarebbero “concentrati solo su alcune ipotesi ricostruttive della caduta del corpo”, come si legge relativamente alla valutazione di “compatibilità” operata dal Ris.
La nonna, insomma, non avrebbe detto bugie per coprire il nipote: “Non risulta condivisibile – secondo la corte d’assise – l’assunto della pubblica accusa per cui la lezzi sarebbe inattendibile in quanto avrebbe voluto nascondere la responsabilità del Landolfi”.
Tribunale – I difensori di Andrea Landolfi, Daniele Fabrizi e Serena Gasperini dopo l’udienza del 14 giugno 2021 in cui l’accusa ha chiesto 25 anni
“Nonna Mirella Iezzi non è una persona diabolica”
La figura di Mirella Iezzi ne esce completamente riabilitata: “Non potrebbe trovare razionale spiegazione il comportamento della lezzi che, dopo aver ricevuto anch’essa un pugno dal nipote, invece di chiamare le forze dell’ordine oppure i vicini oppure i parenti perché accorresse qualcuno di loro per calmare il congiunto, sia uscita di casa – lasciando la Arcuri e il figlioletto di Andrea in balia del pericoloso nipote – preoccupandosi, peraltro, solo di farsi visitare per una ipotizzata frattura delle costole”.
“Un illogico, irrazionale e meschino comportamento del genere avrebbe potuto essere tenuto solo da una persona diabolica e degenerata, ma alcun elemento è stato fornito dalle parti circa tali qualità della lezzi”.
“La ricostruzione della dinamica per cui la Arcuri sarebbe stata sollevata e lanciata con forza dal parapetto sito di fronte ai primi gradini della rampa più alta e avrebbe compiuto un volo fino al rialzo ove era sito il camino – si legge – è del tutto inverosimile, non coerente con lo stato dei luoghi e con tutte le lesioni riscontrate sul corpo della ragazza”.
La criminologa Roberta Bruzzone, consulente della difesa di Landolfi a Viterbo il 19 ottobre
Lesioni compatibili con caduta “per le scale” anche per consulenti accusa
Per la corte d’assise il corpo non è caduto a piombo dalla rampa della scala: “La gittata del corpo avrebbe disegnato una traiettoria del tutto inverosimile perché non sarebbe stata ostacolata dalla struttura muraria”.
Gli stessi medici legali del pm, i professori Massimo Lancia e Mauro Bacci, secondo la corte d’assise, riterrebbero le lesioni compatibili anche con una caduta “per le scale”, nella quale il corpo non abbia urtato contro tutti i singoli gradini oppure la maggior parte di essi.
L’ultimo messaggio di Sestina Arcuri a Andrea Landolfi la sera del 3 febbraio, quando hanno fatto pace – Per la difesa la prova che lei non aveva alcuna intenzione di lasciarlo
“Processo basato su approfondimenti tecnico-scientifici”
Per l’accusa Landolfi si sarebbe macchiato di femminicidio, avrebbe ucciso volontariamente gettandola per le scale la fidanzata che voleva lasciarlo, dopo l’ennesima lite, non sopportando più il suo modo di fare violento quando era ubriaco e l’inclinazione ad abusare di alcolici da parte dell’imputato.
Un movente che non regge secondo la difesa, che ha prodotto in aula l’ultimo messaggio di Sestina a Andrea la sera del 3 febbraio, quando hanno fatto pace. “Sei l’amore della mia vita, Torna. Ho bisogno di abbracciarti forte. Ti prego”, si legge.
“Abbiamo fatto un processo lungo, basato su approfondimenti tecnico-scientifici, la sentenza ha condiviso gli elementi tecnico-scientifici”, commenta l’avvocato Serena Gasperini, che con il marito Daniele Fabrizi e la consulente Roberta Bruzzone segue fin dal processo di primo grado Andrea Landolfi.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.






