Faleria – (sil.co.) – Insulta pesantemente il corriere che se ne sta andando senza lasciargli il pacco e gli rompe lo specchietto retrovisore del furgone, è stato condannato a un risarcimento di 300 euro per il danno morale come chiesto dal difensore di parte civile della parte offesa, che non ha esitato a chiamare i carabinieri e sporgere denuncia. Più due mesi e 20 giorni di reclusione. E’ stata invece assolta la moglie. I fatti nel pieno del lockdown della primavera 2020.
Sul posto i carabinieri
Imputata anche la moglie dello “spaccaspecchietti”, assolta dall’accusa di violenza privata così come il marito, che è stato però condannato, oltre ai 300 euro di risarcimento per il danno morale, anche a 2 mesi e 20 giorni di reclusione con sospensione della pena in quanto autore del gesto.
Era il 2 aprile del 2020, un giovedì in cui gli italiani erano tutti a casa, quando il corriere ha suonato all’abitazione di una coppia che conosceva già, a Faleria. “Siccome al campanello non rispondeva nessuno, ho telefonato pensando fossero in giardino. Mi ha risposto la moglie, che si è presentata con comodo al cancello, dopo una decina di minuti. Poi, quando ha saputo che c’era da pagare, mi ha chiesto di aspettare ancora, ché di lì a breve sarebbe venuto il marito”, ha spiegato il corriere.
A quel punto il corriere avrebbe sbuffato, lamentandosi della scarsa tempestività nel ritirare il pacco. La moglie dell’imputato gli avrebbe rivolto un “come ti permetti?”, quindi avrebbe detto al marito che il corriere si era “imbruttito”, al che il corriere avrebbe detto alla coppia di contattare la filiale per farsi riportare il pacco, facendo il verso di andare via.
“Dammi sto cazzo di pacco, se non mi dai il pacco ti rompo lo specchietto”, gli avrebbe detto il marito, aggrappandosi allo specchietto retrovisore e strappandolo dal furgone.
Il corriere, che nel frattempo era salito a bordo, a quel punto ha chiamato i carabinieri. “Dovevo rendere ragione al mio datore di lavoro, visto che non ero stato io a romperlo, non potevo andarmene così”, ha spiegato.
“Oltre che per gli insulti e le minacce, mi sono preoccupato per le eventuali conseguenze sul lavoro – ha spiegato il corriere durante il processo celebrato ieri – perché anche se non era colpa mia, avrei dovuto dare spiegazioni sulla rottura dello specchietto del mezzo e magari avrei anche dovuto ripararlo a mie spese”, ha spiegato il corriere e il giudice pur riconoscendo che a subire il danno materiale era la ditta, non ha avuto dubbi sulla sussistenza del danno morale in capo alla parte offesa.
“Al nostro arrivo l’imputato, invece di calmarsi, ha continuato a minacciare e insultare il corriere anche davanti a noi, con frasi tipo ‘adesso ti spacco anche l’altro specchietto’, ‘vado all’ospedale e dico che mi hai picchiato’ e via dicendo”, ha spiegato al giudice Elisabetta Massini l’ex comandante della stazione di Faleria, intervenuto in prima persona sul posto, confermando la versione della parte offesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
