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Viterbo – (sil.co.) – Bocciato dalla cassazione il ricorso di una coppia di truffatori seriali dalle “straordinarie capacità persuasive”. Hanno convinto la vittima ad accettare un assegno postdatato al posto dei contanti.
Sottoposti a più procedimenti, sempre per truffa, hanno presentato ricorso alla suprema corte contro la sentenza con cui, il 6 ottobre 2021, la corte d’appello di Roma ha solo in parte riformato la sentenza di condanna inflitta loro, sempre per il reato di truffa, il 10 aprile 2019 dal tribunale di Viterbo.
Lui è un 46enne originario di Tarquinia, lei è una quarantenne originaria di Napoli. Gli ermellini hanno condiviso le motivazioni della corte d’appello, che ha ritenuto sussistente il delitto di truffa in quanto l’elemento costitutivo degli artifici e raggiri non era stato integrato dalla mera consegna di assegni privi di copertura, ma piuttosto da una molteplicità di attività ricettive.
“Gli imputati, infatti, in forza delle straordinarie capacità persuasive – scrivono i giudici – hanno indotto in errore la persona offesa circa la solvibilità al momento della conclusione del contratto, al momento dell’esecuzione (inducendolo ad accettare in pagamento, in sostituzione di denaro contante, un assegno postdatato) ed anche successivamente (continuando a rassicurare la vittima in ordine ai buon esito per poi rendersi irreperibili alla luce della scoperta inesigibilità del titolo)”.
L’idoneità della condotta decettiva non sarebbe esclusa dalla circostanza che la vittima avesse annotato la targa del veicolo e che avesse verificato la copertura del titolo anomalo, trattandosi di cautele intervenute successivamente alla conclusione del contratto e che non hanno, pertanto, inciso sui processi deliberativi della stessa parte offesa.
“Quest’ultima, in effetti, caduta in errore sulla solvibilità dei contraenti già al momento della conclusione del contratto . viene sottolineato – accettava in pagamento l’assegno in sostituzione dei contanti e consegnava la merce agli imputati”.
