- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Se a Sigonella non avessimo fermato gli americani, saremmo saltati tutti in aria…”

Condividi la notizia:

Viterbo – “Se a Sigonella non avessimo fermato gli americani… saremmo saltati tutti in aria”. Un tassello in più si aggiunge alla notte di Sigonella, 37 anni, quando la notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985 nella base militare siciliana atterrò un aereo civile egiziano con a bordo i terroristi dell’Achille Lauro che erano riusciti a scappare dalla nave che avevano sequestrato in mare egiziano uccidendo un cittadino statunitense, Leon Klinghoffer, gettandolo in mare. E scatenando in tal modo le ire del governo americano e del presidente degli Usa Ronald Reagan che volevano a tutti i costi mettere le mani sui terroristi dell’Olp e in particolar modo sul loro capo, Abu Abbas.

Vam, militari Usa e carabinieri, la notte di Sigonella, avrebbero quindi rischiato tutti di saltare in aria se i terroristi palestinesi fossero stati consegnati ai soldati americani. L’aereo egiziano era stato minato da cima a fondo ed era pronto a saltare in aria cambiando per sempre gli equilibri geopolitici del Mediterraneo e probabilmente dell’intera Nato.


Viterbo - Giuseppe Gumina

Viterbo – Giuseppe Gumina


A raccontarlo, ieri mattina nella sala dell’auditorium della scuola allievi sottufficiali dell’aeronautica militare, ex Vam, di Viterbo, nel corso del raduno degli ex avieri dell’aeroporto Fabbri lungo la Tuscanese, Giuseppe Gumina che la notte tra la mezzanotte e l’una del 10-11 ottobre 1985 era a capo della difesa della base di Sigonella, nelle vesti di ufficiale di guardia. Addestrato, come i militari che intervennero quella notte, che scatenò una delle più dure e difficili crisi diplomatiche tra Stati Uniti e Italia, nella scuola Vam di Viterbo.

“Abbiamo saputo da fonti abbastanza certe – ha detto ieri mattina Gumina – che l’aereo egiziano era stato minato. Una notizia recentissima che abbiamo saputo dopo 37 anni dai fatti. Se avessimo permesso agli americani di prelevare i terroristi – ha aggiunto – probabilmente saremmo saltati tutti in aria. I terroristi non si sarebbero consegnati e avrebbero fatto esplodere l’aereo egiziano. Un aereo civile, ma in volo di stato mandato da Mubarak. All’interno c’erano la polizia speciale, i 4 terroristi, i due intermediari, un ambasciatore. E saremmo saltati in aria anche noi Vam, i carabinieri e i soldati americani della Delta Force. Ci sarebbero stati tantissimi morti”.

“Quella di Sigonella – ha poi proseguito Gumina -. Non è stata una questione giuridica internazionale, ma è stata una fortuna. Una fortuna aver agito in quel modo, salvando la vita a tantissime persone”.


La base militare di Sigonella

La base militare di Sigonella


Una crisi internazionale che vedeva coinvolti, nel perimetro di una delle più importanti basi militari del Mediterraneo, in un clima globale dove la guerra fredda stava vivendo i suoi ultimi pericolosi sussulti a fronte di un Urss sull’orlo del baratro, che coinvolse diversi stati. Italia, Usa, Israele ed Egitto, Palestina e Olp. E a dire “No” agli americani, bloccando tutto e tenendo tutto sul filo del rasoio, fu un giovane tenente addestrato alla Vam di Viterbo, Giuseppe Gumina, che si trovò di fronte il capo della brigata aerea Delta Force, Carl W. Stiner, che nel frattempo aveva al telefono il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan che gli aveva dato l’ordine perentorio di prelevare Abu Abbas e i suoi e portarseli via. Su suolo italiano. Il governo era quello di Bettino Craxi. Mentre sull’altra sponda del Mediterraneo c’erano Yasser Arafat e Mubarak.

“Quella notte io ero l’ufficiale di guardia della base – ha raccontato Gumina ieri a Viterbo -. A quel tempo non c’era l’ufficiale di ispezione, mentre il comandante della base andava ad alloggiare a Fontanarossa dove c’erano i suoi alloggi. E quando smontava dal servizio il comandante, io avevo la responsabilità di tutta la difesa della base di Sigonella. E assieme a me c’erano Vam. Senza di loro non avrei potuto fare nulla. Ragazzi formati nella scuola di Viterbo. Ragazzi di leva che venivano chiamati per servire la patria. Vam orgogliosi di esserlo. E lo dico con certezza”. 


La nave Achille Lauro

La nave Achille Lauro


“Quella notte – ha ribadito ancora una volta Gumina – senza i Vam non avremmo potuto fare quello che abbiamo fatto”. fermare gli americani. “Facendo solo il nostro dovere. Quello che ci hanno insegnato nelle scuole. Seguendo le direttive. Pronti e veloci. Per salvaguardare le prerogative della nostra costituzione. Non ci siamo inventati niente, abbiamo solo applicato con disciplina le regole che ci avevano insegnato”.

Protagonista in quelle ore, assieme ai Vam di Gumina, anche l’ufficiale della torre di controllo che aveva dato l’autorizzazione ad atterrare all’aereo con i terroristi, inseguito dagli uomini della Delta Force che sbarcarono a Sigonella armi in pugno. Con i Vam e i carabinieri.


Viterbo - Giuseppe Gumina

Viterbo – Giuseppe Gumina


I caccia americani avevano quindi dirottato l’aereo egiziano sulla base aerea di Sigonella, un aeroporto militare italiano che comprende una Naval Air Station della Marina statunitense. Con il colonnello dell’aeronautica militare Ercolano Annicchiarico che la mattina dopo avrebbe dovuto lasciare il comando dell’aeroporto militare al Colonnello Carlo Lanzilli.

Appena atterrato, 30 avieri della Vam comandati da Giuseppe Gumina e 20 carabinieri, di stanza all’aeroporto di Sigonella, circondarono l’aereo egiziano. Pochi minuti dopo, a luci spente e senza il permesso della torre di controllo, arrivarono anche due Lockheed C-141 Starlifter americani della Delta Force al comando del generale Stiner che si diressero subito verso il Boeing egiziano con l’obiettivo di prelevare i dirottatori e Abu Abbas, secondo gli ordini ricevuti da Washington. Le luci della pista furono subito spente.

“Abbiamo svegliato tutti i Vam – ha proseguito Gumina -, armandoli tutti e senza sapere di cosa si trattasse. Gli americani tentarono di fare pressione . Prima quelli della base militare. Poi direttamente la Delta Force del generale Stiner. La base di Sigonella ospita diverse nazioni, ma il suolo è nostro, italiano, e la giurisdizione è italiana. Eravamo pronti, con tutti i Vam armati”. E il rischio di un conflitto a fuoco tra militari americani e militari italiani fu altissimo, come non era mai accaduto prima e non accadrà mai dopo.

La tensione salì poi alle stelle quando gli incursori della Delta Force, scesi dai C-141 armi in pugno, circondarono gli avieri italiani e i carabinieri della base, ma furono a loro volta furono circondati con le armi puntate da un secondo cordone di carabinieri, che nel frattempo erano arrivati dalle caserme di Catania e Siracusa. Il capitano Marzo ricevette inoltre dalla torre di controllo l’ordine di posteggiare un’autocisterna, una gru e i mezzi anti incendio chiusi a chiave e piantonati davanti ai veicoli militari, per impedire agli americani di muoversi dalla base. Con ognuno che si attestò sulle posizioni assegnate. In quel momento attorno all’aereo c’erano tre cerchi concentrici con avieri e carabinieri italiani che puntavano le armi contro i militari statunitensi e viceversa.


Viterbo - Aeronautica militare aeroporto Fabbri

Viterbo – Aeronautica militare aeroporto Fabbri


“A quel punto – continua Gumina – il generale Stiner mi si avvicinò dicendomi che aveva l’ordine del presidente degli Stati Uniti Reagan di prelevare i terroristi. Gli risposi così: ‘No, comandante, lei non fa nulla lei non fa finché non arriva un mio diretto superiore. Solo lui può dirmi cosa fare”.

A spuntarla furono i militari italiani senza sapere, né loro né quelli della Delta Force, che intanto l’aereo egiziano sarebbe stato minato, pronto ad esplodere e uccidere tutti qualora gli americani avessero tentato di catturare i terroristi. Ad evitare la tragedia il tenente Giuseppe Gumina e soldati di leva della Vam addestrati a Viterbo che dissero No agli Stati Uniti a difesa della sovranità e della costituzione italiana. Salvando, in questo modo, vite umane. 

La testimonianza di Gumina rispetto ai fatti di Sigonella è stata raccolta anche nel libro “L’ora che manca alla storia” (Officina della Stampa, Catania) di Salvo Fleres e Paolo Garofalo. “Ma dell’aereo minato – ha precisato ieri Giuseppe Gumina – lo abbiamo saputo soltanto adesso”.

“Il generale Stiner ci ha visto decisi ed è per questo che ha fermato tutto – ha concluso infine Gumina -. A quel punto ha parlato direttamente con il presidente degli Stati Uniti usando una radio campale. Reagan ha fermato tutto per parlare di seguito con Craxi”. 

L’11 ottobre il comandante generale dei carabinieri Riccardo Bisogniero fece intervenire a Sigonella, su ordine del governo Craxi i blindati dell’Arma e altre unità di rinforzo. A quel punto la Delta Force ricevette l’ordine di rientrare. Il resto è storia, con un pezzo in più, raccontato ieri dal tenente Gumina a Viterbo, all’ex Vam lungo la Tuscanese.

Daniele Camilli


Fotogallery: Il raduno degli ex avieri della Vam

“Raduno ex avieri, qui abbiamo fatto la storia dell’aeronautica”


Condividi la notizia: