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Viterbo città del cinema?

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Può darsi che i viterbesi si divertano a vedere i ciak cinematografici per le vie del centro, sentendosi parte del grande mondo internazionale, anche un po’ vippaiolo, del cinema. Può darsi che tra albergatori, esercenti e comparse (ma  quelle vengono per lo più reclutate altrove) ci scappi anche qualche guadagno, e che la stessa amministrazione locale incassi quattrini dall’occupazione di suolo pubblico.

Ma se escludiamo il ciclo del Maresciallo Rocca, Viterbo è stata sempre trattata dal cinema come altro da sé. Dai tempi di Fellini che la ritraeva come Rimini a quelli di Welles che immaginava il mare dietro alla Loggia Papale, per continuare con la Firenze medicea, con la Roma vaticana e quella bombardata di Catch 22, fino alla attuale Roma sessantottina della Disney. Può darsi che nei titoli di coda si ringrazi il comune di Viterbo. Ma chi legge i titoli di coda fino ai ringraziamenti?

Viterbo città del cinema, ha esclamato qualcuno di bocca buona, o di buona volontà; e giù, pure la  cartellonistica nelle vie e nelle piazze a ricordarlo…

Dice: ma è tutta pubblicità per la città.

Viterbo - Gigi Proietti e Maurizio Iannaccone sul set del Maresciallo Rocca

Viterbo – Gigi Proietti e Maurizio Iannaccone sul set del Maresciallo Rocca


Fatto sta che Viterbo resta una città anonima che può essere tutto e il contrario di tutto. Chi farebbe passare per Roma Piazza del Campo a Siena? O la Cattedrale di Spoleto? O Piazza Duomo a Parma? Tutti gli spettatori direbbero: “Ma che si sono inventati, questi bischeri? Quella mica è Roma, si sa… –

Viterbo, perché è anonima? Perché una piazzetta San Pellegrino si può trovare ovunque? Perché un palazzo papale si può trovare ovunque? Perché una piazza del Comune, o una Fontana Grande si possono trovare ovunque?  In verità, no. Il fatto è che sono pochi a riconoscerli perché la Città non sta sui taccuini e nelle iconografie del mondo, non percorre il tappeto rosso del turismo che conta. Tempo fa qualche viterbese si sarà inorgoglito alla notizia che Mara Venier e consorte hanno trascorso una giornata in incognito alla Terme di Viterbo. Il loro commento? “Acqua calda, poche persone, gente semplice…”  Buon per la loro privacy…ma sembra più che altro l’impressione di chi è andato a trovare il buon selvaggio piuttosto che un rinomato e frequentato centro termale… Si sarebbero espressi così per Abano o Montecatini?

Insomma, nel cinema invece di fare “l’attrice”, Viterbo fa la “comparsa”. E la comparsa è il massimo della fungibilità, perché non recita, non parla, è – anzi deve essere – anonima. Deve fare da sfondo.

Finché non si riesce ad esportare una immagine personalizzata di Viterbo, resteremo una Cinecittà in trasferta. Presto vedremo al cinema Porta San Pietro spacciata per Roma, un improbabile monumento di plastica a Piazza del Comune e titilleremo il nostro provincialissimo orgoglio dicendoci a vicenda: – Guarda un po’… Viterbo sulo schermo della Disney… –  Ma lo diremo  solo noi e non servirà a nulla.

Come si comunica una immagine personalizzata di Viterbo? Con iniziative irripetibili altrove. Con una campagna promozionale e informativa che aggredisca l’immaginario collettivo del turismo internazionale, in modo che da Chicago a Singapore si dica: – Guarda un po’, quella è Viterbo, in  Italia… –

Troppo difficile? Basta dirselo, e accontentarsi del turismo di fine settimana dei fagottari, dei turisti mordi e fuggi, delle gite sociali tutto compreso dei dopolavoro. In tal caso si capisce perché  il palazzo della Banca d’Italia sia prenotato per gli uffici comunali, invece che offerto allo Sheraton…

Per carità, se basta, va bene così.

A voi basta?

Francesco Mattioli


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