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“‘No stranieri, no animali’, a Viterbo non si affitta casa agli immigrati…”

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Viterbo – “È quello che succede in questa città – spiega Biagioli -. Una situazione che va avanti da anni. Molti proprietari di casa, e lo diciamo per esperienza diretta, non affittano casa agli ‘stranieri’, agli immigrati. In un modo o nell’altro. Ma il punto è che la discriminazione, perché di questo stiamo parlando, non avviene in base allo status giuridico della persona, cioè all’essere o meno cittadino, cosa che già di suo farebbe rabbrividire. Il punto, infatti, non è questo. Tant’è che nessuno chiede se la persona interessata ad affittare casa sia o no cittadino italiano”.


Viterbo - Un annuncio in cui sta scritto che non si affitta casa agli stranieri

Viterbo – Un annuncio in cui sta scritto che non si affitta casa agli stranieri


Viterbo - Un annuncio in cui sta scritto che non si affitta casa agli stranieri - particolare

Viterbo – Un annuncio in cui sta scritto che non si affitta casa agli stranieri – particolare


“La discriminazione – prosegue il segretario generale della Uila – avviene appena il proprietario, o chi per esso, sente l’accento oppure si trova davanti una persona con un colore della pelle diverso dal suo o nota che viene da un paese arabo, africano, asiatico o latinoamericano. A quel punto, con una scusa o con un’altra, alcuni anche in maniera più spiccia, ogni possibilità di proseguire il percorso è letteralmente chiusa”.


Il segretario generale della Uila Antonio Biagioli

Il segretario generale della Uila Antonio Biagioli


Un problema che, secondo il segretario della Uila, andrebbe avanti da anni. “Sono almeno due-tre anni che questa situazione va avanti – risponde Biagioli -. Dopodiche’ molti lavoratori di origine straniera si sono rivolti a noi sollevando due questioni innanzitutto. L’impossibilità a farsi affittare casa e, dall’altra, quando l’appartamento viene affittato si tratta spesso di abitazioni fatiscenti. Non solo, ma si tende anche a non affittare alle famiglie, ma soltanto a gruppi di lavoratori. 6, 7, 10, 12 lavoratori, tutti quanti insieme. Tutti dentro uno stesso appartamento di 60, massimo 100 metri quadrati. Una situazione insopportabile, pagando poi l’affitto a prezzi di mercato. A quel punto abbiamo deciso anche noi di fare delle telefonate. Direttamente noi”.


Viterbo - Il centro storico

Viterbo


E cosa è successo? “In alcuni casi, appena la persona che stava dall’altro capo del telefono ha sentito nome e cognome dell’interessato, ha chiuso ogni altra possibilità. In altri, è bastato che vedesse personalmente il colore della pelle di chi avrebbe voluto prendere l’appartamento, per non andare oltre”.

Ci sono poi annunci per affitti affissi nei bar. “In uno di questi – evidenzia Biagioli – stava espressamente scritto: ‘No stranieri, no animali domestici’. E va detto che il linguaggio usato ci ha molto colpito e profondamente impressionato, soprattutto per l’accostamento”.

Quali sono le problematiche sollevate dai proprietari di casa? “Alcuni – continua Antonio Biagioli – ti dicono direttamente che non affittano casa agli ‘stranieri’. Altri cercano di spiegare che con gli ‘stranieri’ non ci sono garanzie”.

Altra questione. Le case che vengono affittate sarebbero poi in pessime condizioni. “Le case che vengono ‘concesse’ – sottolinea Biagioli – nella maggior parte dei casi sono ridotte male o sovraffollate. In una dov’è siamo stati il pavimento oscillava e c’erano delle infiltrazioni d’acqua evidentissime. Chi ha preso in affitto l’appartamento ha dovuto fare dei lavori per rendere la casa più sicura e vivibile dato che dentro c’è una famiglia con figli piccoli o adolescenti”.

“Siamo poi venuti a conoscenza di case affittate con dentro fino a 12 persone costrette a dormire in sacchi a pelo sparsi in tutta casa, bagno incluso”. “Siamo di fronte a una vera e propria discriminazione – conclude Biagioli – che colpisce esseri umani per il loro colore della pelle e per la loro provenienza. Oppure si approfitta della loro condizione sociale. E non importa neanche che sono lavoratrici e lavoratori e famiglie con figli. Una situazione che va affrontata subito coinvolgendo le istituzioni per mettere un freno a comportamenti discriminatori e razzisti che determinano drammaticamente la vita delle persone”.

Daniele Camilli


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