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Messina – “Abbiamo fatto quello che andava fatto e che da tanti anni non veniva fatto”, ha commentato subito dopo la sentenza l’ex presidente del parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, scampato a un attentato mafioso in Sicilia nel 2016 e legatissimo sulla Tuscia.
Erano circa le 23 di ieri sera quando sono stati inflitti oltre 600 anni di reclusione dal tribunale di Patti, in provincia di Messina, ai boss della cosiddetta “mafia dei pascoli”: 91 imputati condannati (su un totale record di 101) e quattro milioni di euro di beni sequestrati. Si è chiuso così il maxiprocesso Nebrodi sulle truffe agricole della mafia tortoriciana cominciato nel marzo del 2021.
Contro la mafia dei Nebrodi si è battuto, a rischio della vita, Giuseppe Antoci, 54 anni, attuale presidente onorario della Fondazione Caponnetto, sotto scorta dal 2014, al quale il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi, il 23 maggio 2021, ha conferito la cittadinanza onoraria nel giorno in cui si ricordano tutte le vittime della mafia.
Non a caso legatissimo alla Tuscia. Era la notte tra il 17 e il 18 maggio 2016 quando l’ex dirigente del commissariato di Tarquinia, Daniele Manganaro, 48 anni, allora capo a Sant’Agata di Militello, sventò l’agguato contro Antoci. Manganaro arrivò mentre gli attentatori stavano sparando con fucili e molotov verso l’auto blindata e, senza pensarci due volte, iniziò un conflitto a fuoco che finì con la fuga del commando mafioso.
