Viterbo – (sil.co.) – “Sei una zingara schifosa”. Ci sono voluti otto anni prima che un 48enne e la madre 70enne venissero scagionati dall’accusa di maltrattamenti aggravati in famiglia in concorso nei confronti della moglie dell’uno e nuora dell’altra. Nel frattempo da tre anni il figlio maggiore della coppia è potuto tornare a vivere col padre come desiderava.
Presunta vittima una donna originaria dell’est europeo cui i due imputati non avrebbero perso l’occasione di dare della “zingara schifosa” anche davanti ai figlioletti, un maschio e una femmina, che all’epoca dei fatti, nel 2014, avevano rispettivamente 8 e 3 anni.
Difesi dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta sono stati assolti con formula piena lunedì dal giudice Elisabetta Massini. L’uomo è stato prosciolto anche dall’ulteriore accusa di avere fatto mancare i mezzi di sussistenza ai figli.
Marco Valerio Mazzatosta
La lunga vicenda giudiziaria è scaturita dalla denuncia-querela sporta dalla parte offesa nei confronti del marito e della suocera, contestualmente alla richiesta di separazione.
Madre e figlio sono finiti sotto processo per avere, in concorso tra loro, “maltrattato la vittima con reiterate e frequentissime condotte di violenza morale in particolare consistite, da parte del marito, nell’offenderla, accusandola di non essere una buona madre, di ingiuriarla con le espressioni tipo ‘extracomunitaria, zingara, schifosa’”.
L’imputato, inoltre, l’avrebbe minacciata che “gliel’avrebbe fatta pagare compiendo tali atti spesso ed anche in presenza dei figli minori, assumendo inoltre entrambi gli indagati atteggiamenti vessatori e di costrizione quali nel seguirla continuamente all’interno dell’abitazione, nell’imitare i suoi gesti, nel farle il verso, nel ripetere ad alta voce le parole da lei dette e nel prenderla in giro sminuendola, alla presenza dei figli, nel suo ruolo genitoriale, così mantenendola in stato di umiliazione e soggezione”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
