Tarquinia – Omicidio del professor Dario Angeletti, si è aperto questa mattina davanti alla corte d’assise del tribunale di Roma il processo al killer Claudio Cesaris.
Un processo lampo, perché con l’accordo di tutte le parti sono state acquisite tutte le fonti di prova, per cui senza l’ascolto di testimoni. Ha discusso l’accusa che ha chiesto 23 anni di reclusione tenendo conto della confessione.
Presenti in aula l’imputato, le sorelle, il figlio grande e la moglie della vittima. Assente la ricercatrice.
Omicidio delle Saline – Tarquinia – Il luogo del delitto – Nei riquadri: Claudio Cesaris e Dario Angeletti
L’avvocato Andrea Fedeli ha chiesto la costituzione di parte civile per l’Università della Tuscia. La presidenza del consiglio dei ministri ha autorizzato la richiesta di risarcimento danni in relazione al danno patrimoniale e morale. Eventualmente da dedicare a borse di studio.
Cesaris è il 69enne che lo scorso 7 dicembre ha ucciso con due colpi di pistola alla nuca nella sua macchina, il professore universitario nel parcheggio delle Saline di Tarquinia. L’omicida reo confesso, imputato anche di stalking, è difeso dagli avvocati Michele Passione del foro di Firenze e Alessandro De Federicis del foro di Roma.
Oltre all’università sono parti civili, con gli avvocati Rodolfo Bentivoglio e Massimiliano Zoli, la vedova della vittima, i due figli e le sorelle di Angeletti; con l’avvocato Eliana Saporito la ricercatrice quarantenne di Abbiategrasso, ex dell’assassino e parte offesa dal reato di stalking; con l’avvocato Paolo Pirani il comune di Tarquinia.
Il professor Dario Angeletti, 50 anni, biologo e docente associato in Ecologia all’università della Tuscia, è stato ucciso a bruciapelo al parcheggio delle Saline, nella sua macchina Volvo V4 grigia, dove il killer gli avrebbe sparato alle nuca due colpi con una Browning 6,35 dal sedile posteriore.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
