Il cantiere sequestrato a Poggio del Crognolo (nel riquadro Massimo Ceccarelli)
Montefiascone – (sil.co.) – Abusi edilizi a Poggio del Crognolo, chieste due condanne. Un anno per l’ex dirigente Angelo Cecchetti e quattro mesi per l’architetto Massimo Ingrosso, accusati rispettivamente di abuso d’ufficio e falso.
Prescritti gli altri reati per cui sono finiti a processo anche il politico Massimo Ceccarelli, nelle sue vesti di costruttore, e ulteriori quattro imputati, per un totale di sette indagati rinviati a giudizio.
Sentite le difese, il processo è stato rinviato al 7 dicembre per le repliche preannunciare dal pm Massimiliano Siddi e la sentenza.
E’ il processo scaturito dalla denuncia di tre sorelle proprietarie di un terreno confinante che, dopo essersi sentite dire dal Comune di Montefiascone che era tutto a posto, convinte del contrario, presentarono un esposto sfociato nell’inchiesta coordinata per la procura dal pm Massimiliano Siddi.
Sette gli imputati davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, accusati a vario titolo di violazioni alla normativa urbanistica, falso ideologico e abuso d’ufficio. Oltre a Ceccarelli (difeso dall’avvocato Enrico Valentini) sono: l’ex dirigente dell’ufficio tecnico del comune falisco Angelo Cecchetti (difeso da Giovanni Labate), accusato di abuso d’ufficio; l’architetto Massimo Ingrosso; Luca Cicoria; Adriano Magnani; Maria Luisa Menchinelli e Patrizia Ranaldi.
Il 17 maggio 2017 c’è stato il sequestro del cantiere. Le contestazioni scaturiscono dagli accertamenti effettuati in località Poggio del Crognolo, dove l’immobile al centro dell’inchiesta, un fabbricato a schiera costituito da una struttura portante in cemento armato con ultimo piano in fase di completamento, è stato posto sotto sequestro preventivo.
Giovanni Labate e Enrico Valentini
La violazione sarebbe consistita in un grosso volume di fabbrica destinato a rampa d’ingresso ai garage, con un muro esposto di cemento armato a sostegno, di oltre tre metri nel punto più alto. Per un totale di circa 10 metri cubi in eccesso.
“Le modalità di rilevamento attuate dalla forestale durante il sopralluogo scattato in seguito all’esposto, e sfociate nella sospensione dei lavori, sono errate e fuorvianti”, hanno ribadito le difese, spiegando ancora una volta che secondo loro i lavori sospesi erano in realtà da autorizzare.
“Per quanto riguarda la distanza tra edifici, ad esempio, si fa confusione tra norme civili e norme di carattere igienico-sanitario. Inoltre non si è tenuto conto delle due condizioni previste dal Piano Casa per un aumento del 30% della cubatura, entrambe presenti, ovvero il possesso di un titolo edilizio rilasciato precedentemente al 2013, e qui ne abbiamo uno del 2011, e i lavori ancora in corso”, è stato ricordato.
“L’ordinanza di Cecchetti ha posto doverosamente rimedio a un’ordinanza presa con leggerezza”, ha concluso in particolare l’avvocato Labate, sottolineando come sia stata fatta una Dia in variante approfittando della deroga sulle distanze minime del Piano Casa, una volta deciso di non interrare più.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

