Viterbo – “Viterbo non è più un’isola felice, come molti hanno voluto continuare a credere fino ad oggi. Braccianti agricoli sfruttati e maltrattati, la prefettura convochi subito un tavolo istituzionale”. A intervenire è il segretario generale della Uila di Viterbo, il sindacato dei braccianti agricoli, Antonio Biagioli che da mesi, assieme alle altre organizzazioni sindacali, ha più volte evidenziato la condizione bracciantile nella Tuscia. “Una condizione – ha più volte sottolineato Biagioli – di sfruttamento, fatta emergere più volte dalle forze dell’ordine, in particolare modo dal lavoro intenso e capillare dei carabinieri”.
Ieri mattina la notizia dell’indagine dell’Arma, su delega della procura, che vede coinvolto l’imprenditore agricolo Danilo Camilli, uno dei più importanti della provincia di Viterbo. Per lui un sequestro preventivo, funzionale alla confisca, di 540mila euro. E il controllo giudiziario dell’azienda.
Il segretario generale della Uila Antonio Biagioli
“Secondo le risultanze investigative – viene spiegato in una nota della procura -, condivise dal Gip, nel periodo compreso tra il 2017 e gli inizi del corrente anno, l’imprenditore – chiamato a rispondere del delitto di cui all’art. 603 bis co. 1 n. 2, co. 3 n. 1-2, co 4 n. 1 del codice penale – ha assunto alle proprie dipendenze numerosi cittadini stranieri (prevalentemente provenienti dai paesi africani), sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno”.
Stando poi a quanto ricostruito dagli inquirenti, i braccianti – l’azienda ne conta in tutto circa 140 – avrebbero lavorato fino a 13 ore al giorno, sottopagati, senza potere usufruire del riposo settimanale, delle ferie e della malattia retribuita. Gli stipendi, inoltre, sarebbero stati pagati in parte con un bonifico e in parte in nero.
Le indagini avrebbero, inoltre, messo in evidenza, l’esposizione alle intemperie degli operai senza che gli venisse fornito l’abbigliamento adatto in caso di pioggia. Gli spostamenti da una zona all’altra dell’azienda, avvenivano a bordo di mezzi agricoli che non avrebbero rispettato le norme di sicurezza mettendo, quindi, a rischio l’incolumità dei lavoratori.
Viterbo – Braccianti agricoli durante la Fase 1 dell’emergenza Covid
“Ferma restando la presunzione di innocenza – prosegue poi Antonio Biagioli – il comunicato della procura pubblicato da Tusciaweb e altri giornali evidenzierebbe una situazione che deve richiamare immediatamente l’attenzione della prefettura e di tutte quante le istituzioni, così come di tutte le organizzazioni sindacali, professionali e di categoria del territorio che non dovrebbero in alcun modo restare in silenzio, ma far sentire la propria voce. Senza se e senza ma”.
“Più volte – aggiunge il segretario generale della Uila – abbiamo chiesto alla prefettura di Viterbo di aprire con urgenza un tavolo istituzionale sulla condizione dei braccianti nella provincia di Viterbo. Più volte abbiamo ricevuto promesse senza poi passare a fatti concreti, vale a dire alla convocazione del tavolo da parte della prefettura. Speriamo adesso nel nuovo prefetto Antonio Cananà. Altrettanto importante sarebbe che il comune di Viterbo della sindaca Chiara Frontini facesse sentire la propria voce, nel segno della discontinuità che ha più volte manifestato a parole. Tenuto anche conto del protocollo d’intesa firmato proprio ieri in sala consiliare con i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Un protocollo che ha un esplicito richiamo a un’occupazione di qualità”.
L’imprenditore agricolo Danilo Camilli
“Infine – conclude Antonio Biagioli – è fondamentale ampliare l’ambito di osservazione, passando dalla condizione bracciantile e dei lavoratori, soprattutto immigrati, che rappresentano la maggioranza dei braccianti, dai campi alle abitazioni. Andando a vedere direttamente quali sono le condizioni abitative e di vita cui sono costretti i lavoratori che spesso si vedono negare l’affitto per il colore della loro pelle, costretti spesso a vivere in case fatiscenti e in un contesto urbano dove per i lavoratori delle campagne, così come per altre categorie di operai, non c’è spazio. Spazio per vivere una vita dignitosa”.
Daniele Camilli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


