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“Cassa integrazione, durante il Covid le ore richieste nella Tuscia sono aumentate del 43%”

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Viterbo – “Cassa integrazione, durante la fase della pandemia nella Tuscia le ore richieste sono aumentate del 43%, passando dalle 485 mila del 2019, fase pre Covid, alle oltre 4 milioni del 2021. Con il picco più alto toccato nel 2020, quando le ore di cassa integrazione richieste dalle aziende sono state quasi 7 milioni”. Sono questi i dati messi a disposizione dal segretario generale della Uil di Viterbo Giancarlo Turchetti.

“Dati – spiega il segretario della Uil – che raccontano il dramma di questi anni. Anni di pandemia che sul fronte lavorativo hanno significato prima cassa integrazione, pagata spesso in ritardo, poi licenziamenti e chiusura delle aziende. Anche aziende storiche del territorio”.


Viterbo - Il segretario Giancarlo Turchetti

Viterbo – Il segretario Giancarlo Turchetti


“Sarà importante verificare – prosegue Turchetti – e analizzare nei mesi successivi, l’applicazione della nuova riforma degli ammortizzatori sociali, entrata in vigore a gennaio 2022 con la legge di bilancio 234 del 2021, che indica tra le tante novità l’estensione della disciplina del Fondo di integrazione salariale (Fis) ai datori di lavoro che occupano almeno 1 dipendente. L’ampliamento della platea delle lavoratrici e lavoratori che nel passato non erano ‘coperti’ da alcun ammortizzatore sociale, si estende anche alle lavoratrici e lavoratori a domicilio, nonché agli apprendisti, qualunque sia la tipologia di apprendistato applicata”.

Cambia inoltre il nome del vecchio assegno ordinario del Fis, che prende il nome di Assegno di integrazione salariale (Ais). Altra novità è la modifica delle aliquote contributive di finanziamento delle prestazioni erogate dal Fis e, più in generale, una profonda modifica di questo specifico strumento.


Viterbo - Ivana Veronese della Uil

Viterbo – Ivana Veronese della Uil


“Le nostre perplessità sulla riforma sono ben note – sottolinea il segretario generale della Uil Viterbo – a partire della poca attenzione del legislatore alle poco aderenti causali di accesso al Fis per le piccole e piccolissime imprese, poiché riteniamo non corretto e poco aderente alla diversità produttive, rendere omogeneo ciò che non è, oltre ad un aumento esagerato delle aliquote”.

Ad intervenire anche anche la segretaria confederale Uil Ivana Veronese. “Crediamo che sia giunto il momento di aiutare tutte e tutti, a partire dalle nostre richieste alla neo ministra del lavoro che saranno incentrate sulla creazione di un mercato inclusivo per donne e giovani, dove un ruolo fondamentale deve rivestire un efficientamento delle politiche attive, e sulla qualità e stabilità dell’occupazione, elementi questi che garantiscono strutturati sistemi di protezione sociale e adeguati sistemi pensionistici”.

Daniele Camilli


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