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Condannato a 16 anni per lo stupro di una 17enne, buttafuori nuovamente alla sbarra

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Il tribunale ordinario di Roma

Il tribunale ordinario di Roma


Roma – Buttafuori condannato a 16 anni per violenza sessuale,sequestro di persona, rapina e lesioni ai danni di una 17enne intercettata in discoteca: nel dicembre del 2019, pochi giorni dopo essere stato denunciato dai genitori della minorenne viterbese, Daniele Nuomi, 23 anni, di Pomezia, avrebbe fatto anche un’altra vittima, una ragazza romana anche lei 17enne, come è emerso durante il processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo che si è concluso lo scorso 27 settembre.

Il processo per questo secondo caso, in cui è accusato “solo” di stalking e minacce, si è aperto ieri a Roma con la testimonianza del maresciallo dei carabinieri che ha raccolto la denuncia della parte offesa. La giovane sarà invece sentita la prossima primavera.

Tra loro una “relazione”, sfociata anche in questo caso in un istantaneo fidanzamento con presentazione ai “suoceri”, durata poche settimane, tra le festività di fine 2019 e il mese di gennaio del 2020, durante la quale lui avrebbe cercato di costringere la minorenne a raggiungerlo nella camera dell’hotel dove alloggiava a Ostia, “non riuscendo nel suo intento per cause indipendenti dalla sua volontà”. 

L’imputato, che nel frattempo dopo un breve periodo in carcere e un altro in Rems, l’estate scorsa ha riottenuto la libertà, essendo stato ritenuto sano di mente nonostante una prima diagnosi di seminfermità mentale, è sempre difeso dall’avvocato Luigi Mancini. 


“Ti mando mia sorella”

La presunta vittima – che il 23enne avrebbe minacciato dicendole “ti mando mia sorella” – avrebbe riferito di essere stata presa per i capelli e a calci dall’imputato già al loro primo incontro in discoteca solo perché secondo lui avrebbe guardato altri ragazzi. 


Scatti intimi rubati della figlia alla “suocera”

Nel mirino anche i genitori. Alla madre avrebbe mandato foto scattate di nascosto delle parti intime della ragazza, minacciandola di mandarle anche al padre, cui avrebbe detto falsamente che la figlia era incinta di lui.


“Ti brucio viva, ti ammazzo”

Oltre alla minaccia di mandarle sua sorella, Nuomi le avrebbe anche detto “ti pesto di botte, ti brucio viva, ti ammazzo”, minacciandola di ucciderle il padre, di mandare “qualcuno” ad ammazzarlo, nonché di danneggiare la macchina della madre.


Privata del telefono quando era con lui

Il 23enne avrebbe avuto il vizio di farle male prendendola per i capelli e l’avrebbe anche presa a pizzichi sui fianchi, dicendole “zoccola, puttana, mi fai schifo” e facendosi anche consegnare il telefono quando erano insieme, impedendole di contattare le sue amiche.


Cacciato di casa nel Viterbese

Pochi giorni prima, tra novembre e dicembre 2019, secondo quanto emerso durante il processo di primo grado celebrato a tribunale del Riello, avrebbe messo in atto condotte analoghe con la 17enne viterbese, i cui genitori lo hanno denunciato dopo essere stati aggrediti e malmenati quando, scoperto che aveva percosso la figlia, lo avevano cacciato di casa chiamando i carabinieri.


Finta crisi epilettica e “raid” a Belcolle

In quell’occasione, fingendo una crisi epilettica in caserma, era riuscito a farsi accompagnare dai militari al pronto soccorso di Belcolle, dove si sarebbe poi intrufolato tra i pazienti a caccia della giovane e dei suoi familiari, condotti in ospedale in seguito all’aggressione. All’epoca fu lasciato in libertà, per pii essere arrestato ad aprile 2020, in pieno lockdown, al termine delle indagini, su richiesta della pm Chiara Capezzuto.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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