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Corrieri di medicinali sfruttati da coop “stellari”, un autista: “Troppe farmacie da rifornire”

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Carabinieri e guardia di finanza

Carabinieri e guardia di finanza


Viterbo – (sil.co.) – Maxifrode fiscale da 20 milioni di euro sfruttando gli addetti alla consegna dei medicinali alle farmacie, il processo è ripreso ieri con la deposizione di un supertestimone, uno dei corrieri, in forza presso la “ditta” per sedici anni, dal 2006 allo scorso mese di giugno, quando la vecchia gestione sarebbe definitivamente tramontata come ha spiegato l’autista, un 42enne, al pubblico ministero Massimiliano Siddi.

E’ il processo in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo agli imprenditori Giuseppe e Stefania Boni, ai dipendenti Roberto Aquilanti e Andrea De Angelis nonché al consorzio cooperativo a responsabilità limitata in liquidazione Interservice Group di Viterbo. Sono accusati a vario titolo di evasione fiscale, intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori.

“Da contratto avrei dovuto lavorare 8 ore al giorno, invece ne facevo 10-11, perché le farmacie cui fare consegne tra Lazio, Umbria e Toscana erano tantissime, troppe”, ha detto l’autista. Sono quattro i colleghi che si sono costituiti parte civile. 

Indagarono carabinieri e guardia di finanza. Tutto ruota attorno a un consorzio logistico del Poggino che tra il 2010 e il 2014 si sarebbe occupato di trasporto merci e in particolare della distribuzione di medicine in mezza Italia per i più grandi colossi farmaceutici attraverso una girandola di cooperative fantasma chiamate coi nomi di costellazioni e pianeti.

Gli autisti, una ventina, tanti quanti le cooperative, sarebbero stati costretti a turni massacranti e sottopagati con lo spettro del licenziamento. In media 12 ore al giorno, sei giorni alla settimana e due domeniche al mese, per 1000-1200 euro. Dalle 5 alle 11,30 e dalle 13,30 alle 19,30, tra consegna di farmaci e merci per tutta la provincia.

“Sono passato da tante cooperative, molte coi nomi di costellazioni, come Orsa Maggiore e Orsa Minore, ma i capi erano sempre Giuseppe Boni e Andrea De Angelis. Era De Angelis che dava indicazioni ai vari ‘principalini’ che si sono succeduti nel tempo e impartivano di volta in volta le direttive a noi autisti”, ha proseguito il 42enne.

De Angelis, come ha anticipato la difesa, non si farà interrogare prima della sentenza, ma alla prossima udienza, il 16 novembre, quella dell’esame imputati, rilascerà spontanee dichiarazioni. 

“Io ero un jolly, nel senso che sostituivo nei giri che non c’era – ha spiegato il corriere – il più pesante era il giro Viterbo-Roma-Orvieto-Viterbo che impegnava dalle quattro e mezza del pomeriggio alle 3 del mattino successivo. Non so se qualche autista dormisse sul mezzo nel magazzino al rientro, io tornavo a casa. Poi c’era il giro Latina, per il quale si partiva alle tre del pomeriggio e si tornava all’una di notte. Quindi il giro Cassia, il giro Bracciano, il giro Pitigliano e il giro Grosseto, che erano più agevoli”.

“Si cominciava a lavorare alle quattro del mattino. Nei giri normali fino alle 10.39-11, poi il pomeriggio dalle 13,30 alle 17,30-18. Facevo anche le domeniche, una sì e una no, per quattro ore, ma non erano pagate come festivi. Nel corso degli anni ho avuto tre incidenti, fortunatamente senza feriti. Sono finito contro altri mezzi, ma non per la stanchezza. Una volta perché correvo troppo, anche se non c’era motivo per avere fretta”, ha specificato il teste durante l’interrogatorio. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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